L’Automotive annuncia scioperi e costringe Marelli allo stop di 3 giorni

Tolmezzo: il fermo produttivo congela la protesta. Nello stabilimento ci sono 500 persone: vanno protette

TOLMEZZO. Sciopero sfiorato allo stabilimento Automotive Lighting di Tolmezzo. I quasi mille lavoratori in forze alla fabbrica carnica erano infatti pronti a incrociare le braccia da oggi a venerdì per chiedere all’azienda di applicare tutte le misure previste dal Governo per il contenimento dell’epidemia di Covid-19. E anche qualcuna in più, a garanzia della loro sicurezza e tranquillità.

Il sacrificio non è fortunatamente servito. Alla vigilia della protesta Marelli ha infatti disposto la sospensione temporanea di tutte le attività produttive in Italia, da oggi a mercoledì compreso: «Una misura - ha fatto sapere in una nota diramata nel tardo pomeriggio di ieri - adottata allo scopo di garantire, al massimo livello possibile, la salute e il benessere dei dipendenti, che costituiscono la priorità assoluta per l’azienda e per adeguare in maniera ancor più rigorosa le misure di salute e sicurezza al protocollo emanato dal Governo italiano che prevede la sospensione delle attività produttive in tali fasi di adeguamento».

Il fermo, del resto, era quanto avevano chiesto le organizzazioni sindacali all’azienda che, dopo aver risposto “niet”, ci ha infine ripensato. Una decisione accolta con favore dai rappresentanti dei lavoratori di Tolmezzo, Liduino D’Orlando (Fim Cisl) e Mariagrazia Sartor (Fiom Cgil), entrambi delegati Rsa nonché Rls, responsabili per conto dei lavoratori della sicurezza. Un ruolo in forza del quale nei giorni scorsi avevano chiesto all’azienda non solo il totale rispetto del protocollo firmato a livello centrale, ma anche l’adozione di qualche misura in più a tutela dei 980 dipendenti al lavoro.

«Il clima che si respira in fabbrica è di paura, le persone vengono al lavoro con grande apprensione ed è per questo che abbiamo chiesto l’applicazione di alcune misure a oggi mancanti» spiegano Sartor e D’Orlando. «Bisogna anzitutto che vengano scaglionati ingressi e uscite dei dipendenti e che agli autisti e ai fornitori siano dedicati servizi igienici ad hoc. Chiediamo poi che a tutti i lavoratori siano dati i dispositivi di protezione individuale, a partire dalle mascherine, e che in ingresso allo stabilimento venga misurata la temperatura corporea».

Una richiesta quest’ultima che va oltre quanto previsto dal protocollo del Governo, ma che i lavoratori chiedono a ulteriore tutela di una situazione di grande affollamento qual è quella della fabbrica tolmezzina. «Negli ultimi giorni il lavoro sulle linee è stato ridotto per consentire la distanza di un metro tra un lavoratore e l’altro che però non viene rispettata ovunque all’interno dello stabilimento - spiegano ancora i delegati -. Sono stati contingentati gli ingressi alla mensa ed estesi gli orari di apertura, posizionati in diversi punti della fabbrica gel per la pulizia delle mani. Oltre 100 impiegati stanno lavorando da casa in smart working, una parte degli operai è in cassa integrazione, altri stanno usando le ferie». Con questa organizzazione in azienda al momento si alternano 500 persone. La metà di quelle a libro paga, comunque tante per non temere gli effetti del virus qualora dovesse varcare la porta dello stabilimento. Marelli dal canto suo garantisce che continuerà a monitorare la situazione, «pronta – conclude nella nota – ad assumere nuove decisioni, sempre in accordo con le indicazioni delle autorità governative di riferimento

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