Gli adolescenti al tempo del virus: "Non usciamo, combattiamo la noia e addirittura ci manca andare a scuola"

Stare fermi a casa, tra una lezione online e un’altra, evitare di vedere gli amici e condividere per molte più ore i loro spazi con gli “adulti” . Essere adolescenti ai tempi del coronavirus è un’impresa non da poco. E a qualcuno, soprattutto ai maturandi, pesa molto non avere le idee chiare sul ritorno in classe.
Prima dell’ultimo Dpcm di Conte abbiamo visto in giro per le nostre città gruppetti di ragazzi. Se ne stavano fuori dai bar o dai centri di aggregazione. Due baci per i saluti con le ragazze, un cinque dato agli amici. Un atteggiamento che merita una strigliata, vero. Ma non è andata meglio tra gruppi di adulti in fila per salire in funivia o in giro per le corsie del supermercato preso d’assalto. Le cose però sono cambiate. Le norme di prevenzione sono chiare: niente contatti, bar e pub chiusi alle 18 e vanno evitati gli assembramenti. Qualcuno borbotta un “ma a casa mi annoio”, altri accettano senza batter ciglio. I ragazzi sono il futuro. Brontolano ma sanno quanto è importante fare la cosa giusta.
Tra restrizioni e scuole chiuse, abbiamo chiesto ai ragazzi del Messaggero Veneto scuola (liceali e universitari) e ai loro colleghi come stanno trascorrendo questi giorni.
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