Da Fanna agli Emirati: il mosaicista che ha portato la sua arte nel palazzo presidenziale di Abu Dhabi

Francesco Parutto, di Fanna, ha realizzato le 126 cupole e le pareti con marmi in madreperla. Tanti progetti per il futuro 

Dal Friuli agli Emirati Arabi: i mosaici di Francesco per decorare il palazzo presidenziale

La passione per il mosaico e il suo talento gli hanno spalancato le porte del mondo, facendolo approdare anche ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, dove ha diretto i lavori per l’azienda Fantini all’interno del nuovo palazzo presidenziale. 160 operai da gestire, 126 cupole in mosaico, un’impresa faraonica lunga quattro anni e mezzo e che figura nel novero delle opere memorabili realizzate da Francesco Parutto, il trentacinquenne di Fanna che si divide tra il proprio paese natale, nel quale quindici anni fa ha inaugurato il laboratorio di mosaico che porta il suo nome, e Milano, città in cui entro il 2020 conta di aprire una nuova attività. Un giovane talentuoso e tenace, la cui storia prova che i sogni che si coltivano sin da piccoli possono diventare realtà con impegno, passione e lavoro intenso.

Dopo gli studi all’istituto d’arte della provincia, Francesco ha scelto la Scuola mosaicisti di Spilimbergo, realtà sulla quale aveva messo gli occhi già da bambino: nel corso di una gita, ne era rimasto affascinato. La manualità sta di casa dai Parutto, famiglia di falegnami: alla dote naturale Francesco ha aggiunto ricerca e studio, ingredienti fondamentali per costruirsi una professionalità da spendere a livello internazionale. Il trentacinquenne collabora con Fantini e al contempo porta avanti il proprio laboratorio.

Lui progetta, sviluppa l’idea e la traduce in realtà, tassello dopo tassello: si occupa, insomma, di tutte le fasi, dal piano sulla carta all’esecuzione. «Il lavoro ad Abu Dhabi, che all’epoca era il cantiere residenziale più grande del mondo, è di certo il progetto più importante che ho realizzato sinora: 126 cupole in mosaico vetroso e oro e pareti con marmi in madreperla – ha spiegato –. Ma a darmi grande soddisfazione è stato anche il “tappeto” di mosaico, che di fatto è una pavimentazione, che ho realizzato nel salotto di casa a Fanna. È un’opera tutta mia, dal disegno all’esecuzione: ricorda i tappeti persiani».

Francesco dedica massima attenzione alla scelta dei materiali. «Sono naturali – ha precisato –. Marmi, ori, pietre e smalti, ovvero paste vetrose che compro a Spilimbergo o a Verona. Effettuo solamente acquisti in Italia». Non soltanto grandi palazzi, pavimenti e pareti, ma anche progetti di dimensioni inferiori: Francesco sta lavorando con un’artista iraniana per creare gioielli con la tecnica del micro-mosaico. Le idee non mancano al giovane e girare il mondo gli consente di raccogliere spunti, “catturare” particolari da sviluppare o trasformare in qualche suo lavoro. Un ragazzo carico di entusiasmo e che ha tanti progetti per il futuro. Il primo, quello più imminente, riguarda l’apertura di un laboratorio a Milano.

«Al momento mi divido tra Fanna e Milano e non è semplice gestire tutte le attività – ha detto Francesco –. Il mio futuro professionale è nel capoluogo lombardo, nel quale a breve aprirò un laboratorio. Milano è una piazza internazionale e una vetrina importante. Continuerò, comunque, a collaborare con la mia terra, il Friuli». In questo 2020 il laboratorio di mosaico di Fanna compie quindici anni e Francesco intende festeggiare «per rendere omaggio a quel paese dove tutto è partito. Pensavo a due esposizioni, una a Fanna e l’altra a Milano», ha concluso.

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