Ingressi di immigrati dalla Slovenia: stop con droni e fotocamere termiche

UDINE. Fine anno, tempo di bilanci. Anche sul fronte immigrazione. E le cifre che snocciola l’assessore regionale ad Autonomie locali, Sicurezza e Politiche comunitarie Pierpaolo Roberti stanno a dimostrare che i picchi dell’emergenza in Friuli Venezia Giulia, quando decine di profughi dormivano nei giardini pubblici, in riva all’Isonzo o dentro le gallerie stradali cittadine, sono un ricordo.
«I richiedenti asilo ospitati sul territorio - spiega Roberti - sono attualmente circa 2.700. Vale a dire il 40 per cento in meno rispetto a quando si è insediata la giunta di centrodestra guidata dal presidente Fedriga. E molti di loro sono qui da parecchi anni, prima che noi arrivassimo. I tempi per il riconoscimento della protezione internazionale, infatti, non sono veloci.
Ma direi che la situazione, nel complesso, è molto migliorata. Basti pensare che oggi in tutta la provincia di Udine, per esempio, ce ne sono appena 800, mentre due o tre anni fa, solo nella caserma Cavarzerani di Udine se ne contavano oltre mille. I numeri sono crollati e sono abbondantemente sotto controllo.
Stesso discorso vale per la galleria Bombi di Gorizia, che era occupata ogni notte da decine e decine di persone, mentre adesso tutto si è normalizzato. A Trieste e nella sua provincia contiamo circa 1.200 profughi, nel resto del territorio regionale, come nel Pordenonese, le presenze sono ancora inferiori».
L’assessore ritiene che due in particolare siano state le azioni che hanno portato a questi risultati. «Innanzitutto - aggiunge - abbiamo intensificato i controlli sul territorio e di conseguenza abbiamo intercettato molti più immigrati che sono entrati attraverso i nostri confini.
In secondo luogo, nel corso del 2019, grazie all’accordo a suo tempo stipulato con l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, siamo riusciti a trasferirne migliaia nelle altre regioni italiane. In pratica quelli che sono arrivati tra aprile e settembre attraverso la Slovenia, sono stati inviati in altre strutture, fuori dal Friuli Venezia Giulia. Quindi a noi sono rimasti quelli di vecchia data. L’intesa con il Ministero è stata importante e ha funzionato perfettamente».
Fin qui lo stato attuale delle cose che sembra rassicurante. Ma la Regione non ha intenzione di abbassare la guardia, perchè la possibilità di nuove ondate migratorie è dietro l’angolo. «Siamo in inverno - spiega l’assessore - e di conseguenza i flussi dalla cosiddetta rotta balcanica sono azzerati. Ma la nostra attenzione è già spostata verso la primavera del 2020, quando con la bella stagione le partenze riprenderanno.
Inoltre c’è da capire cosa farà la Turchia, visto che Erdogan ha già minacciato di aprire i confini verso la Grecia e l’Europa se non gli saranno garantiti altri finanziamenti da parte dell’Ue. Sicuramente da parte nostra non vogliamo assolutamente che si ritorni a un’emergenza come qualche anno fa o ai numeri, superiori a 5 mila presenze, di un tempo. Per questo chiediamo fin da adesso che il Governo si attivi, che non si faccia trovare impreparato.
Con il precedente esecutivo il dialogo era più facile, adesso non vorrei che si tornasse indietro». Intanto la Regione, proprio per evitare invasioni di profughi dalla Slovenia, pensa di fare da sola. «Chiederemo di poter acquistare - spiega Roberti - con fondi regionali nuova e sofisticata strumentazione per monitorare il confine sloveno. Penso in particolare a droni e fotocamere termiche fisse. In questo modo potremo capire da dove passano esattamente i migranti e da dove arrivano, potremo avvertire le pattuglie miste quando ancora i profughi sono in territorio sloveno e bloccarli prima che attraversino la frontiera.
Siamo molto contenti dei rapporti che si sono instaurati con la polizia e con le autorità di Lubiana, le pattuglie miste stanno dando ottimi risultati. Del resto anche la Slovenia sa che se i migranti non entrano più in Italia come prima, deve giocoforza evitare un flusso incontrollato nel suo territorio, quindi dovrà tenere sotto controllo il suo confine con la Croazia». La rotta balcanica, intanto, sta cambiando e ora, secondo le ultime informazioni, sembra che il passaggio di irregolari avvenga guadando i fiumi, in particolare il Danubio, per aggirare la polizia croata e il muro ungherese. Ma anche questa via è molto pericolosa: solo tra novembre e dicembre ci sono stati 10 morti annegati nel Danubio.
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