Gesù nero nel Presepe a scuola: il vescovo approva ma scoppia la polemica

Un bambinello di colore, avvolto in fasce, rappresentazione della Natività. Quella che, forse nelle intenzioni, doveva essere una rappresentazione dell’accoglienza e dell’integrazione nel segno della cristianità, è stata vissuta da una parte della comunità come una provocazione, una forma di strumentalizzazione culturale e politica. Tanto più grave perché manifestatasi all’interno di una scuola. Sul caso però il vescovo Giuseppe Pellegrini invita a riflettere: «Si valorizzi il fatto che qui almeno il presepe è stato fatto, in molte scuole purtroppo no».
I fatti sono accaduti ad Azzano Decimo, in una scuola dell’infanzia pubblica. Alcuni genitori hanno fotografato la natività e inviato l’immagine al consigliere comunale Massimo Piccini (capogruppo della lista civica di centrodestra Azzano 33082)che, sui social, ha lanciato ironicamente una provocazione: «Presepe? Effetti della globalizzazione? O un’opera d’arte di Cattelan?».
Da noi contattato ha spiegato: «La segnalazione mi è arrivata da persone che sono rimaste perplesse per questa scelta. Io mi sono limitato a portarla all’attenzione del dibattito, ognuno farà le proprie riflessioni». E la politica non ha mancato di farle. Il consigliere regionale della Lega, Ivo Moras, è subito intervenuto: «Solo una amministrazione comunale di sinistra, poteva autorizzare questo presepe demenziale. Chiedo al sindaco – ha scritto sul profilo social di Piccini – di prendere posizione. Chi non apprezza, comunica, condivide la nostra storia, la nostra cultura, il sapere da dove veniamo non costruirà mai un futuro».
Il coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, Emanuele Loperfido, ha lanciato un duro appello: «Giù le mani dai bimbi. Le provocazioni degli integralisti dell’accoglienza a tutti i costi rimangano distanti dai bambini». Le polemiche, nel pomeriggio di ieri, hanno trovato risposta anche nella circolare che la dirigente scolastica, Maria Rita Esposito, ha inviato all’istituto invitando a non creare casi e non preoccuparsi per il «bambolotto di colore».
L’assessore all’istruzione di Azzano, Annalisa Boccalon, che ha appreso la vicenda, commenta: «Non giudico questa installazione, ma le polemiche che investono il mondo dell’infanzia dispiacciono sempre. Credo che, anziché alimentare le polemiche attorno a un colore, sia più utile adoperarsi come comunità nel suo complesso per trasmettere ai bambini tutti il significato del messaggio che la Natività porta con sé, un messaggio universale di amore, solidarietà e fratellanza».
Ma esiste una ortodossia del presepe? Lo abbiamo chiesto al vescovo monsignor Giuseppe Pellegrini: «Non vedo alcun problema – è la premessa – chissà com’era 2 mila anni fa il colore della pelle di chi nasceva in Palestina. Non esiste una disposizione di come debba essere il Bambin Gesù nel presepe: immagino che, se in una scuola si è scelto di rappresentare il bambinello così, si sia prima affrontato un percorso sull’integrazione. Quando sono stato in Africa, mi hanno donato un presepe con le statuine tutte nere, fatte con il legno d’ebano. Questo per dire che il presepe è una rappresentazione materiale, ma è il valore che ci interessa. E invece in molte scuole non viene fatto: sottolineerei quindi l’aspetto positivo ovvero il fatto che in questa scuola è stato allestito il presepio».
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