"Suo figlio ha bisogno di 3.500 euro, li prepari": anziana truffata da un falso avvocato

SPILIMBERGO. Nel primo pomeriggio di mercoledì 4 dicembre, una donna di 77 anni, residente a Spilimbergo, vedova e pensionata, ha riferito ai carabinieri di essere stata vittima di una truffa.
La donna ha precisato che, dopo aver ricevuto una telefonata da sedicente avvocato il quale minacciava ripercussioni legali contro il figlio, con argomentazioni tecniche legali e toni gravi, si è visto costretta a prelevare 3500 euro in contanti dal conto in banca.
Prelevamento fatto con urgenza “per il bene del figlio” in modo da essere pronta a casa con i soldi quando questo “avvocato” sarebbe passato di lì a poco a riscuotere.
Così è stato. L'anziana, ripresasi poi dall’angoscia, ha chiamato il figlio accertando che le argomentazioni del sedicente avvocato erano del tutto false e destituite di ogni fondamento, realizzando così di essere stata truffata.
Dopo aver presentato denuncia ai carabinieri, i militari hanno avviato ricerche anche con l'utilizzo di auto “civetta” per tentare di rintracciare il finto avvocato, descritto della apparente età di 30-35 anni, a bordo di un'autovettura di piccola cilindrata di colore scuro.
I carabinieri hanno poi appreso di un secondo episodio, questa volta però non andato a segno, secondo cui , verso le 10 dello stesso giorno, un'altra donna residente a Spilimbergo, anche lei vedova e pensionata, aveva ricevuto una telefonata da un sedicente avvocato e da un'altra persona che si è qualificata come maresciallo dei carabinieri di Spilimbergo.
Entrambi hanno fatto presente che il figlio aveva la patente scaduta e per evitare ripercussioni legali contro quest’ultimo era necessario depositare 4000 euro in contanti (in alternativa, oggetti preziosi).
La pensionata, intuita l'anormalità della richiesta ha, in un primo tempo, tergiversato, effettuando una verifica presso i figli e, appurando la falsità della notizia, non ha dato corso a ulteriori richieste dei truffatori che non si sono fatti più sentire.
Preme sottolineare che per entrambi i casi sono state prese di mira persone anziane che vivono da sole, facendo leva sui loro affetti familiari.
Non si esclude che vi siano altre vittime che allo stato non hanno sporto denuncia solo perché imbarazzate per essere state “messe nel sacco” con notizia fasulle, evitando di recarsi dai dai carabinieri (nè, tantomeno, si siano confidate con i loro parenti). Ogni notizia può risultare utile per la individuazione dei truffatori.
A questo proposito i carabinieri raccomandano di tenere a mente:
- Non vi sono né professionisti né operatori di polizia che riscuotono somme a domicilio. Per nessun motivo
- Informazioni delicate o giudiziarie vengono partecipate ai parenti sempre da personale in uniforme e previa sicura verifica di rivolgersi alla persona giusta (parente), mai in forme frettolose e sommarie, né incalzanti
- Il cittadino, prima di aderire (o sottoscrivere documenti) ha il diritto di eseguire una verifica telefonica presso qualsiasi comando dei carabinieri (lo si raccomanda caldamente), anche con la presenza dei richiedenti qualora avesse dei dubbi sulla loro reale identità e funzione
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