Da Udine alla Casa Bianca passando dalla finale universitaria “donna dell’anno”

UDINE. Da Udine Washington, alla Casa Bianca, per meriti sportivi e scolastici.
Lei si chiama Virginia Elena Carta. È nata a Milano 23 anni fa. È arrivata a Udine giovanissima: le medie all’Uccellis, il diploma al Bertoni. Il golf, la sua passione, l’ha portata nel North Carolina, alla Duke university: sono stati loro a volerla, la tenevano d’occhio da un po’ al club Udine e in Nazionale e hanno visto lungo.
Sabato 23 novembre Virginia era alla Casa Bianca su invito del presidente Donald Trump: ha voluto conoscere di persona tutti i team universitari che hanno vinto i vari campionati nazionali studenteschi e la Duke, trascinata da Virginia, ha dominato l’Ncaa, la National collegiate athletic association. «Ho accettato l’invito – racconta – per rispetto della mia squadra, di Duke e di un Paese che mi ha ospitata».
«Entrare alla Casa Bianca è stato un po’ strano, è la casa degli statunitensi, un insieme di culture diverse. Ma soprattutto è stata un’occasione per indossare la spilla che rappresenta gli Sdg, Sustainable Development Goals, e quindi cercare di dare visibilità a qualcosa in cui credo profondamente: lo sviluppo globale, la promozione del benessere umano e la protezione dell’ambiente».
Vincente sui green (dal titolo individuale Ncaa del 2016 a quello a squadre di quest’anno; delle vittorie negli Internazionali d’Austria 2013, nel German Girls Open, nello Slovenian International e nel French International Lady Juniors 2014 e nel Landfall Tradition, nel 2018 alla medaglia di bronzo a squadre, insieme con Renato Paratore, ai Giochi Olimpici Giovanili 2014 e dalla selezione europea che nel 2017 ha conquistato il Vagliano Trophy agli Internazionali di Francia a settembre), e sui banchi universitari, Virginia Elena Carta quest’anno è stata finalista per l’Ncaa Woman of the Year.
«Nei college Usa ci sono più di 200 mila atlete studentesse, considerando tutte e tre le divisioni, e fra queste anche diverse medaglie olimpiche o mondiali. Le università valutano se hanno studentesse atlete che rispondono a requisiti strettissimi quali l’eccellenza nello studio, l’eccellenza nello sport, il servizio alla comunità e la leadership. Ad ognuna di queste variabili sono attribuiti dei punteggi. Quest’anno sono state presentate oltre 500 candidate. Le selezioni sono dure e seguono tre momenti diversi nell’arco di alcuni mesi».
«Alla fine sono scelte 10 studentesse per ognuna delle tre divisioni e le trenta studentesse sono onorate in una cerimonia. Fra queste trenta studentesse ne sono scelte 3 per ognuna delle divisioni e fra queste alla fine la vincitrice. Io – racconta Carta – ero fra le tre scelte della prima divisione, ma posso assicurare che ognuna delle 30 meritava la vittoria. Ho avuto l’opportunità di passare due giorni con donne incredibili. Tutte! Si tratta di un premio molto importante, non si tratta solo di grandi atlete (anche un oro di Rio fra le prime tre della mia divisione), ma di atlete studentesse che hanno fatto lavori molto importanti per la comunità anche in giro per il mondo e che si sono distinte per attività di studio e ricerca accademica».
Carta, laurea in Environmental Sciences (scienze ambinetali) e riconoscimento “Sara LaBoskey Award” per meriti accademici e integrità personale, ora è Cambridge: «Voglio completare il mio ciclo di studi e di ricerca avanzata. Il golf? Sono stata ammessa nella squadra maschile di golf. I ragazzi mi hanno accolta molto bene. Ma è piuttosto dura... ma mi diverto lo stesso».
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