Anziana precipitò dalla scala: badante condannata, non la ditta

UDINE. L’unica a rispondere penalmente della morte di Maria Skulj, l’87enne deceduta il 24 ottobre 2014 dopo essere precipitata dalle scale di casa, a Gemona del Friuli, insieme alla carrozzina elettrica su cui era seduta, alla fine, è stata la sua badante, la cittadina ucraina oggi 69enne Nadiya Breslavets.
Nei confronti dell’altro imputato, e cioè del titolare dell’azienda costruttrice del montascale mobile, la “Vimec srl” di Luzzara (Reggio Emilia), Giuseppe Lupo, 59 anni, di Milano, a sua volta accusato di omicidio colposo dalla Procura di Udine per una presunta «colpa specifica» consistita nella mancata previsione dei rischi derivanti dall’utilizzo dell’apparecchiatura e nella mancata dotazione di dispositivi di comando «chiaramente visibili e individuabili», è stata pronunciata sentenza di assoluzione.
Sebbene con la formula del dubbio, il giudice monocratico del tribunale di Udine, Carlotta Silva, ha quindi concluso per l’insussistenza del fatto.
Due anni fa, in abbreviato, il gup Daniele Faleschini Barnaba aveva invece ritenuto provata la «colpa generica» della badante, infliggendole un anno di reclusione, con concessione del doppio beneficio della sospensione condizionale della pena e della non menzione. «Un’azione connotata da disattenzione momentanea, ma purtroppo foriera di fatali conseguenze», aveva motivato il giudice, evidenziando come la Breslavets «fosse a conoscenza delle modalità di funzionamento del macchinario, avendolo in precedenza utilizzato di frequente senza alcun incidente ed essendo la leva di sganciamento un dispositivo di cruciale importanza».
Secondo la ricostruzione del pm Letizia Puppa, quel tragico pomeriggio la badante, dopo avere fatto sedere l’anziana sulla carrozzina e averla assicurata con la cintura e dopo avere posto la carrozzina sul montascale mobile per cominciare la discesa, aveva involontariamente avvicinato un piede al basamento di quest’ultimo e, invece di premere il guscio di sicurezza, aveva azionato la leva di sgancio del timone. Il volo della carrozzina era stato immediato e inevitabile.
E delle conseguenze era stata considerata corresponsabile anche l’azienda costruttrice, non foss’altro per avere posizionato il tasto di sgancio e quello di arresto troppo vicini. Tesi che l’avvocato Luca Ponti, difensore di Lupo, ha cercato di confutare, anche in forza della perizia di parte della Procura, «dubitativa – ha rilevato – nelle sue conclusioni».
Oltre a ricordare come nessuna pubblica amministrazione avesse mai contestato una pratica di “difetto di produzione” del montascale, il legale ha escluso qualsiasi erronea sua progettazione, «posto che il guscio di protezione del pulsante di sgancio non può trovare altra collocazione e serve, al contrario, proprio a impedire manovre come quella realizzata».
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