San Martino, ponte ancora chiuso Dopo Vaia hotel Aplis “isolato”

«A 9 mesi dall’alluvione, lo scorso 16 luglio in pompa magna le autorità hanno posato la prima pietra. Ma a oggi della seconda non c’è traccia». Usa l’arma dell’ironia Renato Filaferro, gestore dell’hotel Aplis di Ovaro, ma non nasconde le preoccupazioni per il fatto che, dopo la tempesta Vaia dell’ottobre 2018, le frazioni sul versante destro del torrente Degano non possono ancora utilizzare il ponte di San Martino per raggiungere il capoluogo, ma devono compiere tragitti alternativi e allungare così il percorso.
L’hotel Aplis, colpito da un’esondazione che ha allagato il primo piano, era stato riaperto dopo un mese, smaltendo 32 camion di fango. «Ancora oggi – fa notare Filaferro – per attraversare il Degano siamo costretti a utilizzare, come i nostri clienti, il ponte per la Val Pesarina. Pare una banalità, ma tra andata e ritorno invece dei 3 chilometri precedenti ne dobbiamo percorrere 10. E dopo oltre 10 mesi l’aggravio chilometrico sta causando un grosso danno alla nostra attività. Una persona difficilmente fa tanta strada per bere un caffè o un bicchiere di vino al nostro bar. Poi, i Gps stradali mandano i clienti, soprattutto gli stranieri, sulla strada alternativa di Muina dove c’è una strettoia in forte pendenza e a senso unico alternato di circa 500 metri. Figuriamoci cosa accadrebbe in inverno!».
Il gestore dell’albergo, in sostanza, sollecita una rapida soluzione del problema perché «sono iniziati i lavori di sghiaiamento del letto del torrente Degano, mentre nulla è stato ancora fatto per il ripristino della viabilità. Quando avremo allora l’onore di ripercorrere l’antica e corta strada di San Martino? Dobbiamo aspettare di chiudere l’attività? In luglio, l’unico bar di Cella ha già abbassato le serrande per mancanza di clienti».
Filaferro conclude ricordando la misura regionale prevista per il ristoro dei danni post alluvione. «Noi abbiamo eseguito tutti i lavori di ripristino e regolarmente pagato i fornitori, ma dei soldi pubblici, per ora, nemmeno l’ombra – fa notare l’albergatore –. Il titolo della norma recita: “Contributi per l’immediato ripristino delle aziende colpite dall’alluvione del 29 ottobre 2018.
Qual è allora il significato della parola “immediato”? Nessuno sa niente o ci dà indicazioni in merito. E un comune cittadino a chi si deve rivolgere?».
Riccardo Riccardi, vicepresidente della Regione Fvg con delega alla Protezione civile, respinge però ogni polemica: «I tempi contrattuali sono di sei mesi dall’apertura del cantiere, cioè dallo scorso luglio – sottolinea – e procede tutto regolarmente. Anzi, l’intervento si concluderà probabilmente anche in anticipo. La fase dello sghiaiamento, che presentava una complessità non banale per alcuni passaggi, si è conclusa. Da domani (oggi, ndr) cominceranno anche i lavori di rifacimento della spalla. Siamo perfettamente in linea – conclude il vicepresidente regionale – con il cronoprogramma». —
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








