Addio all’avvocato Alberto Patrone, toga d’oro e preside

Aveva 86 anni e da tempo era ospite di una casa per anziani. Penalista di punta, seguì molti casi: dalle Br al mostro di Udine

UDINE. Ha formato generazioni di avvocati e, ai tempi dell’insegnamento a scuola, anche di aspiranti ragionieri, distinguendosi per garbo e professionalità.

Ecco perchè, ora che non c’è più, sono davvero in tanti a piangerlo. Alberto Patrone se n’è andato giovedì, nell’ospedale di Udine dov’era stato ricoverato, a seguito dell’aggravarsi della malattia che, negli ultimi tempi, lo aveva fortemente provato. Aveva 86 anni ed era ospite della residenza per anziani “Sereni Orizzonti” di San Giovanni al Natisone.

Già consigliere dell’Ordine degli avvocati, nel 2011 era stato insignito della Toga d’oro per i suoi 56 anni di carriera, nel corso di una cerimonia organizzata alla Casa della Contadinanza, in Castello, alla presenza del Consiglio nazionale forense guidato dal presidente Guido Alpa. Alle spalle, un album di ricordi sconfinato e, all’orizzonte, altri tre anni di professione, insieme al collega di studio Luigi Francesco Rossi.

«È stato un penalista di spessore – ricorda l’avvocato Rossi – e un autentico galantuomo. Un grande esempio di vita e correttezza, da cui ho imparato molto e che ha lasciato tracce importanti». Tra i casi memorabili, anche i processi che affrontò ai tempi delle Brigate Rosse, «con rischi per la sua stessa vita», ricorda Rossi, e altre difese difficili: da quella di uno degli imputati chiamati a rispondere del delitto di Giacomo Valent, il sedicenne massacrato in una stamberga di via Cicogna, nel 1985, a quella del presunto “mostro di Udine”, il misterioso autore della serie di omicidi di giovani donne (di cui diverse prostitute) cominciata nel 1971 e conclusa nel 1989.

Un attestato di stima e affetto corale, quello che arriva dall’avvocatura friulana. Non è un caso se a occuparsi delle esequie siano stati proprio alcuni degli amici e colleghi che, anche dopo il trasferimento nella residenza per anziani, avevano continuato a fargli regolarmente visita. «Lo portavamo al bar di fronte, per bere insieme qualcosa – ricorda l’avvocato Ezio Franz –. Era anche un bravissimo cantante: lo faceva a tempo perso, con il fratello Carlo (anatomopatologo, deceduto nel 2010, ndr) e con il dottor Lussu, spaziando da brani francesi ai generi pop e rock».

Originario della provincia di Caserta, Patrone era arrivato in Friuli per seguire il padre, ufficiale dell’Esercito. Oltre alla professione di avvocato, esercitata a lungo nello studio condiviso con i colleghi Mellano e Censabella, aveva prestato servizio all’istituto tecnico Zanon, come insegnante di diritto, e, all’inizio degli anni Settanta, anche con l’incarico di preside. Tra i tanti interessi, la partecipazione alla loggia massonica di Palazzo Giustiniani e quella, inmancabile, alle adunate degli Alpini. I funerali di Patrone, che lascia due figli, saranno celebrati oggi, alle 15.30, in forma laica, all’obitorio dell’ospedale di Udine.

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