Cacciatore sloveno uccide l’orso Elisio

UDINE. Un cacciatore sloveno ha ucciso Elisio, l’orso monitorato dall’università di Udine. Il gruppo di ricerca che segue la fauna selvatica aveva applicato all’animale un radio collare attraverso il quale seguiva tutti i suoi movimenti. Un collare risultato poco evidente agli occhi del cacciatore che gli ha sparato da un’altana, mentre il plantigrado passeggiava nei boschi di Senozece, frazione di Divaccia, poco distante dalle Grotte di San Canziano.
Filacorda stentava a crederci perché da quando l’animale aveva varcato il confine ogni settimana comunicava agli sloveni. Lo faceva per chiedere, implicitamente, di avvertire i cacciatori sapendo che in Slovenia la popolazione degli orsi viene controllata con un numero di abbattimenti all’anno. Non è la prima volta che succede: nel 2007 aveva fatto la stessa fine anche Bepi, il primo orso catturato e radiocollarato sempre dall’università di Udine.
Elisio aveva poco più di cinque anni. Apparteneva alla popolazione Dinarica e a giugno 2017 era arrivato a Verzegnis dove venne avvistato da Elisio, un cacciatore della zona che ha partecipato anche alla cattura dell’animale.
Ecco perché portava il suo nome. Forse perché era giovane, Elisio era un orso spericolato che andava e veniva dallo Slovenia. Aveva attraversato cinque volte, a nuoto, il lago di Cavazzo ed era riuscito ad attraversare l’autostrada Trieste- Lubiana priva di corridoi ecologici.
Attraverso il radiocollare aveva fornito una tale quantità di dati (sei mila fix di posizione) che proprio nei giorni scorsi il gruppo di ricerca aveva deciso di staccargli il collare. Dal punto di vista della ricerca il danno è minimo, dal punto di vista emotivo invece è un fatto che richiede diverse riflessioni. A iniziare dalla collaborazione transfrontaliera proprio per evitare altri incidenti analoghi. Gli sloveni hanno messo a disposizione dei ricercatori udinesi il radiocollare con i dati incorporati, ma non l’animale morto.
Elisio era un orso che si spostava parecchio e per questo attirava, forse più di altri, l’attenzione dei ricercatori. Catturato in Sella Chianzutan (Verzegnis) quando pesava 132 chili, pochi mesi dopo aveva iniziato ad attraversare il lago di Cavazzo e le valli del Natisone. Poco più di un anno fa era tornato in Slovenia e, a Tolmino, era finito sotto un treno. I ricercatori lo ritrovarono grazie ai cani da sangue.
Si muoveva tra Verzegnis, Cavazzo, la zona del Bivera dove si era fermato per un mese intero. Sopra la malga Monte Maggiore aveva trovato delle vacche soppresse perché si erano fatte male durante l’alpeggio e, una volta sazio per raggiungere poi il parco delle Dolomiti carniche dove era andato in letargo. Percorse più volte quella strada prima di rimboccare la strada verso la Slovenia.
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Alcune settimana fa, il radiocollare localizzava il plantigrado nella foresta di Tarnova, mentre superava il fiume Isonzo e la ferrovia senza subire incidenti, fino a raggiungere il monte Nanos e la zona carsica. Tutte le sentimane dagli uffici di via Sondirio del polo scientifico dei Rizzi, partiva il dispaccio verso la Slovenia con i punti dove era stato rilevato l’orso. La forestale slovena non ha mancato di girarli alle famiglie di caccia, ma non è bastato: la corsa di Elisio è finita a Senozece sotto i colpi di una doppietta.
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