Multe a Udine, le associazioni dei consumatori: «Sanzionate i vigili»

UDINE. Dietro le contravvenzioni seriali comminate a centinaia di cittadini per transito irregolare nella Ztl – 35 mila multe per un corrispettivo di oltre 3 milioni di euro –, ci sono decisioni ereditate dall’ex giunta e attuate frettolosamente in periodo elettorale, carenza di comunicazione, notifica non tempestiva delle relative sanzioni ai residenti e commercianti, rimpallo di responsabilità.
A ribadirlo sono stati ieri il sindaco Pietro Fontanini e il vicesindaco Loris Michelini durante l’incontro con i dirigenti Uti, da cui oggi dipende la polizia locale i rappresentanti di Federconsumatori, Casa del Consumatore e Adiconsum. È riemersa la volontà comune di farsi promotori di un tavolo congiunto con Uti e Prefetto con l’obiettivo di annullare le multe o verificare le circostanze della violazione dell’obbligo.
«Il sindaco si era già parecchio esposto – ha detto Michelini –, suggerendo ai cittadini multati di fare ricorso. Abbiamo comunque subito sospeso l’attività delle telecamere ai varchi». Molti hanno già pagato, «ma chi ha ricevuto le notifiche relative a un transito reiterato ha dalla sua la sentenza della Cassazione che viene incontro alle sanzioni ripetitive», ha aggiunto Fontanini.
È infatti evidente, come hanno ribadito le associazioni per voce di Wanni Ferrari, Federconsumatori, Annalisa Venir, Casa del Consumatore, e Dino Pontisso, Adiconsum, che la quasi totalità dei cittadini che si sono visti recapitare le sanzioni «avrebbero adottato comportamenti ben diversi se avessero avuto tempestiva comunicazione, e quindi consapevolezza, dell’onere sanzionatorio che stava per abbattersi su di loro».
A monte di tutta la faccenda vi sarebbe stata la corsa all’attuazione della procedura dettata da una scadenza non prorogabile; gli uffici della polizia locale, in affanno e in sotto organico, si sarebbero trovati in difficoltà e ciò spiega, almeno in parte, l’avvio confuso del servizio («l’Uti, allora, sanzioni il comando dei vigili», è la provocazione lanciata da Ferrari).
Gli errori, secondo le associazioni di categoria, sono stati numerosi: «I permessi di accesso rinnovati automaticamente, che nel tempo hanno creato un ragionevole affidamento nei loro titolari; l’omissione della comunicazione agli interessati dell’obbligo di rinnovare le richieste di permesso entro il 30 giugno; l’assenza di controlli nei varchi, che hanno generato un’aspettativa di impunità; la quasi impossibilità di accedere per via telefonica ai permessi di accesso; l’erroneo caricamento a sistema delle targhe degli aventi diritto all’accesso e le conseguenti contravvenzioni illegittime; la tardiva comunicazione delle contravvenzioni che ha impedito una tempestiva presa di coscienza agli interessati inducendoli a non prendere coscienza della violazione, e quindi a perpetuarla».
«La scelta di non intervenire, l’atteggiamento di inerzia, insinuano nei cittadini il sospetto che l’ente pubblico voglia far cassa – ha commentato Ferrari –. Esimersi dalle responsabilità è inammissibile, esiste una responsabilità politica derivante dal voto degli elettori». Fontanini e Michelini hanno però garantito massima disponibilità nel contribuire ad uscire dall’impasse.
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