Vitalizi in Regione, la proposta: contributi pagati ai consiglieri

Si pensa a introdurre il sistema contributivo per il calcolo pensionistico al posto dei vitalizi il cui taglio sarà prorogato fino al 2019

UDINE. Il taglio dei vitalizi degli ex consiglieri regionali verrà prolungato fino al prossimo 31 dicembre, data entro la quale la maggioranza conta di presentare una nuova legge organica in materia che, probabilmente, punterà decisamente sul sistema contributivo per il calcolo pensionistico.

Una procedura in due fasi, quella studiata dal centrodestra, che si è aperta ieri quando in Commissione si è trovata la quadra per portare in Aula, nei prossimi giorni, un testo che preveda la proroga fino al 2019 della “sforbiciata” agli assegni decisa all’epoca di Debora Serracchiani e in scadenza a fine mese. Nel dettaglio, quindi, il plotone dei circa 190 beneficiari continuerà a subire un taglio da un minimo del 6% (tra i mille e 500 e i 2 mila euro) a un massimo del 15% (oltre i 6 mila) arrivando fino al 50% nel caso di assegni doppi. In valore assoluto si va perciò da 36 a poco più di 855 euro in meno al mese.

Il secondo step, quindi, come confermato sia dal capogruppo della Lega Mauro Bordin sia da quello di Forza Italia Piero Mauro Zanin, dovrà portare a una ridefinizione completa della disciplina. Come? Bordin è più abbottonato quando spiega che «ne parleremo tutti assieme e cercheremo una soluzione comune», mentre l’idea di Zanin è chiara e porta diretta a un sistema basato sul contributivo che equiparerebbe i consiglieri regionali a qualsiasi altro lavoratore dipendente italiano. «Potremmo chiamarla “legge metalmeccanici”» scherza l’azzurro perché «il trattamento generale sarebbe lo stesso».

Nella proposta di Zanin, che in linea teorica sembra essere condivisa anche dalle altre forze di maggioranza, un consigliere regionale, a differenza di quanto accade oggi, una volta eletto otterrebbe, per gli anni a piazza Oberdan, il medesimo trattamento di un qualsiasi altro dipendente. Per il periodo di incarico, in altre parole, ai fini del calcolo pensionistico, una parte dei contributi verrebbe versata dal datore di lavoro, mentre un’altra direttamente dallo stesso consigliere.

A fine mandato, quindi, non scatterebbe nessun nuovo vitalizio, ma semplicemente quei cinque, o più, anni verrebbero calcolati con, appunto, il sistema contributivo, ai fini della definizione dell’ammontare dell’assegno pensionistico e degli anni di età lavorativa necessari alla quiescenza.

Pensione per la quale non ci sarebbe nessun “vantaggio” oppure “sconto” di età considerato come pure per i consiglieri – al netto di eventuali modifiche parlamentari – varrebbero in tutto e per tutto i parametri previsti dalla legge Fornero. E qualcuno, ma qui la partita sarebbe molto più complessa entrando eventualmente a gamba tesa nell’annosa questione dei diritti acquisiti, pensa anche alla possibilità di prendere in mano tutti i vecchi vitalizi – costo attuale attorno ai 7 milioni di euro all’anno – e ricalcolarne l’ammontare utilizzando sempre il sistema contributivo.

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