Il Fvg esce dalla rete anti-discriminazioni gay

La Regione non appoggerà più le iniziative a favore dei diritti Lgbt. «C’è già il garante. Sanata una stortura ideologica»
L'assessore regionale all'istruzione, Alessia Rosolen
L'assessore regionale all'istruzione, Alessia Rosolen

UDINE. La Regione, come prima di lei i Comuni di Trieste, Piacenza, Sesto San Giovanni, Pistoia e Arezzo, abbandona – dopo nemmeno un anno dall’adesione decisa dall’allora giunta di Debora Serracchiani –, la Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti-discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere (Ready).



Lo ha deciso, ieri, la giunta guidata da Massimiliano Fedriga su proposta dell’assessore all’Istruzione e alla Famiglia Alessia Rosolen la quale ha dato mandato, agli uffici, di comunicare alla segreteria nazionale di Ready, entro 60 giorni, il recesso deciso dal Fvg.

La scelta è motivata, da parte della giunta, con la volontà di procedere a un complessivo riesame delle politiche relative ai temi dell’inclusione sociale, delle pari opportunità e della non discriminazione anche in considerazione del fatto che la rete Ready fondata nel 2006 su iniziativa dei Comuni di Torino e Roma, ha approvato nello scorso anno «un documento dichiarato vincolante per i partner che prevede una serie di attività, anche amministrative, aventi a oggetto esclusivamente le tematiche attinenti a Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender)».

La giunta ritiene, invece, che le categorie da tutelare attraverso l’azione delle strutture regionali siano molteplici e che debba avviarsi una riflessione in merito al bilanciamento delle azioni a beneficio delle categorie più svantaggiate verso il conseguimento delle pari opportunità.

«L’adesione a Ready – spiega Rosolen – implicava una serie di attività nelle scuole della regione. Francamente credo che le istituzioni scolastiche e le famiglie abbiano strumenti sufficienti per insegnare e trasmettere i valori del rispetto e della diversità. Ogni altra iniziativa sul tema rischia di essere solo un indebito indottrinamento. La nostra è una scelta presa per sanare una stortura ideologica, un atto di interferenza dottrinale nei confronti degli studenti del Fvg. Non vedo il beneficio nell’affidare ad Arcigay e Arcilesbica una serie di interventi formativi negli istituti regionale».

Una decisione che, Rosolen lo sa bene, è destinata ad alzare – anzi, per molti versi ha già alzato – un polverone, ma l’assessore prova a stemperare le polemiche. «Prima di tutto non abbiamo sostituito il progetto con nient’altro – prosegue Rosolen – e ricordo, in ogni caso, che esistono già qualificati strumenti regionali per la tutela, anche legale, delle discriminazioni come il Garante del diritto della persona che svolge importanti funzioni di assistenza alle vittime di atti di discriminazione e può operare nei confronti di chiunque sia destinatario di comportamenti lesivi dei diritti determinati in ragione di identità di genere o orientamento sessuale».

Senza dimenticare, secondo Rosolen, che le categorie da tutelare attraverso l’azione delle strutture regionali «sono molteplici» e che serva quindi «avviarsi una riflessione in merito al bilanciamento delle azioni a beneficio delle categorie più svantaggiate verso il conseguimento delle pari opportunità» con la Regione che si riserva, quindi, di prendere in considerazione anche nuove istanze per porre in essere un piano di intervento che «assicuri la rimozione degli ostacoli che limitano la libertà e l'uguaglianza dei cittadini».

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