Colonie feline fuori controllo ora ci pensa l’Uti della Carnia

TOLMEZZO. L’Uti della Carnia, a fronte della crescente presenza di gatti randagi sul territorio, prende il mano l’annoso problema e propone a 43 Comuni dell’Alto Friuli di eseguire, per conto loro, un servizio di censimento e registrazione delle colonie feline e di sterilizzazioni chirurgiche su di esse per il controllo delle nascite. La legge pone tali compiti in capo ai Comuni, che finora non sono riusciti a risolvere l’emergenza sul territorio. Pur in mancanza di dati precisi (in attesa del relativo censimento), la stima per difetto negli ultimi anni è di 50 nuovi gatti randagi ogni anno a Tolmezzo e oltre 300 in tutto l’Alto Friuli. Sempre più cittadini, preoccupati per la salute di animali lasciati a se stessi, chiedono interventi sanitari urgenti sui gatti che vivono in libertà e che sono in aumento.
L’Uti della Carnia effettua già oggi, per conto di 43 Comuni dell’Alto Friuli, il servizio di gestione del canile comprensoriale di Tolmezzo e per conto dell’Aas3 il servizio di cattura degli animali vaganti. Ora si propone di agire anche su questo fronte, in quanto una gestione associata del servizio di censimento delle colonie feline e sterilizzazioni chirurgiche per il controllo delle nascite nei gatti che vivono in libertà permetterebbe di armonizzare le attività in tutti i Comuni, di agire con maggiore efficacia e contenere i costi di gestione (che comunque resteranno in capo ai Comuni) del servizio.
I Comuni avranno dunque la possibilità di avere un supporto. Per essi l’Uti individuerà i soggetti a cui affidare il censimento delle colonie feline e le sterilizzazioni chirurgiche dei gatti appartenenti alle colonie feline censite, effettuerà la registrazione nella banca dati regionale e la mappatura delle colonie feline e coordinerà le attività inerenti il servizio, assumendosi le relative responsabilità e i necessari controlli.
I Comuni dovranno provvedere alla cura e alla salute delle colonie feline. Dovranno inoltre informare la popolazione sul censimento delle colonie, raccogliendo e trasmettendo all’Uti richieste di riconoscimento o tutte le segnalazioni sulla presenza di una presunta colonia felina. Spetterà loro anche istituire un elenco di nominativi dei volontari (a cui dovranno rilasciare un tesserino di riconoscimento e promuovere corsi di formazione) che danno la propria disponibilità ad accudire le colonie feline. I Comuni collaboreranno con l’Uti alla corretta gestione del servizio nominando un referente interno all’amministrazione comunale con compiti informativi. La prima convenzione durerà fino a fine 2020 a partire dalla data di sottoscrizione.
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