La parola a Gianpiero, il testimonial: «Nessuno come lui interpreta la politica»

UDINE. Per tutti è il professore. Per lui è Sergio. Perché a legarli c’è un rapporto profondo «di stima e di fiducia reciproca». Un’amicizia quella tra Gianpiero Fasola, direttore del dipartimento di oncologia dell’ospedale di Udine e Cecotti, nata nel 1993. Con la comune esperienza politica e l’elezione in consiglio regionale nella settima legislatura. A colpirlo del candidato presidente alla Regione del Patto per l’Autonomia, allora come oggi, «è quella strana alchimia con cui riesce a trasformare la sua solida conoscenza in campo fisico in algoritmi che utilizza per leggere la politica».
Tante le battaglie condivise in aula. Fasola come assessore alla sanità, Cecotti come capogruppo della Lega Nord e poi come presidente del Fvg. «Quella fu una legislatura – continua il direttore – da un lato travagliata perché cambiarono molti presidenti, dall’altro produttiva perché furono varati provvedimenti importanti per la sanità, l’ambiente, i trasporti. Coloro che ne fecero parte si sentono accomunati da questa forte esperienza al di là delle appartenenze politiche dal momento che molti atti furono votati con maggioranze trasversali». Un’esperienza che inevitabilmente ha rafforzato il loro legame. «Al di là degli accadimenti – prosegue – osservavo in lui una contaminazione per me curiosa tra la competenza scientifica, basata su nozioni di matematica, e il fatto che questo gli consentisse di capire cose che noi vedevamo più tardi. Sapeva guardare oltre le contingenze e il singolo momento».
Amano discutere e parlare di politica. Anche a tavola. «Sì, a entrambi piacciono il buon cibo e il buon vivo della nostra regione – prosegue Fasola – e con le famiglie andiamo alla scoperta di posti nuovi del Friuli». Il confronto non viene mai meno. «Soprattutto sui temi di maggiore attualità – spiega –. Quando ho avuto bisogno di capire o di sfogarmi per una determinata situazione, mi sono sempre rivolto a lui certo di poter avere un confronto stimolante che mi avrebbe aiutato a interpretare quanto accadeva». La discussione, spesso, si sofferma sulla sanità. «Cecotti – dichiara – ha perfettamente compreso che la sanità è un patrimonio importante che ci accomuna come comunità regionale. Ed è uno di quelli che ne ha avuto maggior consapevolezza. All’epoca, quando eravamo in consiglio, si era fidato di quello che dicevo prima che le cose fossero chiare e io avevo capito di avere un alleato. Adesso, a posteriori, è stato riconosciuto lo spessore del percorso che abbiamo intrapreso insieme e che portò all’approvazione della riforma sanitaria». Il pregio e il difetto? Domanda di rito per un testimonial. «Il pregio sicuramente è l’intelligenza visionaria – risponde – e il difetto, forse, è il suo carattere un po’ chiuso. Se non lo si conosce a fondo induce una certa soggezione e questo gli può impedire di sviluppare rapporti con persone che verso di lui nutrono simpatia e affetto».
Un battagliero Sergio Cecotti. Che ora lotta per l’autonomia del Friuli «intesa in una visione più ampia che ci fa capire quanto è importante preservare le nostre radici e le buone tradizioni amministrative». Che cosa può dare alla regione da presidente? gli chiediamo. «Tante cose – dichiara Fasola –. Dalla sua conoscenza della macchina regionale e delle norme che la regolano, patrimonio di pochi, alla capacità di preveggenza politica che gli consente di comprendere in anticipo come si snoderanno i percorsi decisionali. Infine l’autorevolezza che gli deriva dalla cultura istituzionale e che lo rende molto credibile nei confronti degli interlocutori anche a livello nazionale. Un’attitudine, questa, «che non ha perso per strada».
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