Traffico di cuccioli, due condanne

Inflitte ai trasportatori. La Lav: «Va punita anche la ditta di spedizioni»
Bonaventura Monfalcone-22.12.2014 Sequestro cani-Terranova-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-22.12.2014 Sequestro cani-Terranova-foto di Katia Bonaventura

Condannati rispettivamente a 9 mesi di reclusione e 5 mila euro di multa e a 7 mesi e 4 mila euro, pene sospese con la condizionale, i due trasportatori ungheresi che la Procura di Udine aveva accusato di traffico illecito di animali da compagnia e detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze. La sentenza è stata emessa lunedì dal giudice monocratico Paolo Alessio Vernì, a conclusione del processo nel quale il pm aveva sollecitato la condanna anche per la terza imputata, che è stata invece assolta. Gli imputati dovranno anche risarcire 4 mila euro in solido alla Lega anti vivisezione (Lav), che nel procedimento si era costituita parte civile con l’avvocato Maddalena Bosio.

Il caso era partito dal ritrovamento, nel 2013, di 53 cagnolini di varie razze a bordo di un mezzo di trasporto, in condizioni sanitarie non idonee, con aerazione e illuminazione insufficienti, privi di acqua e con escrementi che imbrattavano gli animali posti nei ripiani inferiori. I cuccioli, alcuni dei quali di età inferiore alle dodici settimane, erano privi delle necessarie certificazioni sanitarie e di passaporto valido.

«È un importante risultato, anche perchè alle condanne si aggiunge la confisca degli animali e la sanzione accessoria della sospensione delle attività di trasporto e commercio – commenta Ilaria Innocenti, responsabile Lav Area animali familiari –. Nonostante ciò, siamo solo parzialmente soddisfatti, poiché la stessa sentenza assolve la titolare della ditta di spedizioni, a sua volta imputata. Chiederemo al pm di impugnare la pronuncia di assoluzione, considerato il suo ruolo di titolare della società incaricata del trasporto. Si tratta di un caso emblematico, in cui non possono essere ignorate le responsabilità dell’azienda, che ha l’obbligo di assicurare il rispetto della norma».

Come ricorda ancora la Lav, «il fenomeno del traffico di cuccioli è molto diffuso ed è necessario non abbassare la guardia nei confronti di chi lucra sulla loro vita. Nei Paesi di origine, i cuccioli vengono comprati per pochi euro e la mortalità è altissima: attorno al 50 per cento tra il trasporto e dopo l’arrivo in Italia, un dato che lascia sgomenti». Da qui, la richiesta alle forze dell’ordine di «massima attenzione e severità nei confronti dei trafficanti di cuccioli, soprattutto se recidivi», e l’appello ai cittadini, «che possono e devono dare un contributo decisivo per la repressione del fenomeno, preferendo sempre l’adozione da un canile o da un gattile, all’acquisto di cani o gatti».

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