Alla scoperta di Udine con Mario Quargnolo
Passeggiata immaginaria di Roberto Meroi con il critico cinematografico

Una passeggiata immaginaria in città. È quello che ha ideato Roberto Meroi per scrivere il suo libro “La Udine nel cuore” (editore Chiandetti), una passeggiata in città con Mario Quargnolo. Quattro passi davvero emozionanti per scoprire la città, come scrive Giorgio Placereani nella prefazione: «Il mio primo ricordo infantile è il piazzale davanti alla stazione ferroviaria bianco di neve su cui spiccavano le strisce nere intersecantesi delle rotaie del tram – erano i primi anni Cinquanta e sì, c’era il tram a Udine; si potrebbe rimpiangere che non ci sia più. Chissà come, le città che non hanno rinunciato a quell’amichevole sferragliare hanno un tocco di eleganza extra. Ma ripristinarlo – ne accenna anche questo libro – resterà un desiderio. I tram sono scomparsi, ma molto della vecchia Udine è rimasto. Questo piacevole libro di Roberto Meroi è una doppia evocazione. In primo luogo, si capisce, perché fa risorgere ai nostri occhi la Udine di una volta. Un viaggio che comincia – siamo friulani o no? – con le osterie e le trattorie, e poi a poco a poco, con un andamento capriccioso, si allarga in un viaggio nel tempo a “coprire” il presente sopravvissuto e il passato semidimenticato: il ricordo delle rogge, la “città della birra” che era Udine, i cibi e i divertimenti popolari, la sagre dai croz (o come si scrive adesso crots, e sembra inglese), i breârs, i giochi dei ragazzi e i loro giornalini, Santa Lucia che era il giorno dei regali, i vecchi cinema e i teatri, lo sport, il linguaggio (“faceva fino parlare in italiano o, almeno, il veneto udinizzato” – che ormai senti solo dalle vecchie signore sull'autobus), e ancora, i cibi popolari, la tombola in Giardin Grande, i gridi degli artigiani e dei commercianti per strada (qui mi permetto di aggiungerne uno: “El gua!”, che intonava passando l'arrotino); e ancora, oggetti e prodotti oggi consegnati alla storia. Per esempio il flit, insetticida straordinario – chi se lo ricorda più? Sopravvive oggi solo, e temo per poco, nell'illustre motivetto “Copa la vecia – col flit!”».
Questo è soltanto un assaggio della passeggiata. Il resto nelle pagine di Meroi.
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