A rischio sospensione una pensione su 5

UDINE. Sei titolare di una pensione sociale, oppure di una pensione integrata al minimo o di una qualsiasi prestazione, erogata dall’Inps, legata al reddito? Ogni anno devi comunicare all’istituto i redditi, i tuoi e quelli dei familiari. Se non lo fai, l’Inps può sospendere l’erogazione della prestazione.
l’Inps, nel recente incontro con le organizzazioni sindacali, ha fatto sapere di aver completato la verifica relativamente ai redditi del 2015, circa 6 milioni di posizioni, e sono ben 1 milione 168 mila le posizioni che non hanno prodotto, entro i termini, la comunicazione relativa ai redditi. Praticamente circa uno su 5 dei soggetti interessati, non ha informato l’istituto dell’esistenza, o meno, di altri redditi propri o dei propri familiari, che possono influire sull’importo della prestazione concessa.
Non bastasse, in riferimento ai controlli sui redditi del 2014, e quindi i modelli Red consegnati l’anno successivo, nei prossimi giorni circa 120 mila pensionati riceveranno una lettera con cui l’Inps annuncia la sospensione della prestazione e informa sull’importo che è stato versato nel frattempo, e che andrà restituito.
I più “distratti”, sempre dati controlli già effettuati, sono i titolari di prestazioni assistenziali, ben 843 mila quelli che non hanno presentato entro la scadenza il modello Red. Seguono i titolari di assegno al nucleo familiare e di assegno familiare, circa 199 mila; infine 126 mila sono i titolari di pensioni estere.
Come accennato, ci sono alcune categorie di pensionati che “devono” rispettare l’adempimento, e sono i titolari di prestazioni collegate al reddito che hanno l'obbligo di dichiarare all'Inps i propri redditi e, qualora previsto dalla normativa, anche del coniuge e dei componenti del nucleo rilevanti per la prestazione. E lo devono fare anche nel caso in cui questi redditi aggiuntivi non ci siano.
L'Inps non invia comunicazioni cartacee ai pensionati residenti in Italia per richiedere le dichiarazioni reddituali al fine di verificare il diritto alle prestazioni percepite collegate al reddito, è una comunicazione che va fatta a prescindere, anche per dichiarare che il titolare di pensione e i suoi familiari, non hanno percepito redditi aggiuntivi rispetto a quelli da pensione. E va fatta ogni anno in relazione alla situazione reddituale riferita all’anno precedente.
Ad assistere i pensionati, e in generale i cittadini, nella comunicazione con l’Inps, ci sono i patronati e i Caf delle diverse organizzazioni sindacali. In alternativa, per chi ha familiarità con internet e informatica, c’è il sito dell’Inps dove, una volta dotati di Pin o credenziali diverse di accesso, è possibile effettuare la prevista comunicazione.
«Ovviamente - spiega Emanuele Iodice, segreteria regionale della Cgil che si occupa proprio del Caf - l’Inps parte dal presupposto che sia patrimonio di tutti i cittadini la conoscenza informatica. Così non è, soprattutto se pensiamo a pensionati che hanno una certa età, e quindi sono proprio i Caf a sopperire alla carenza di comunicazione dell’Inps verso i propri assistiti.
Rispetto a qualche anno fa, l’istituto - prosegue Iodice - invia un numero molto basso di comunicazioni ai pensionati, e questo in una tendenza più generale dove il singolo cittadino ha sempre più il dovere di verificare la propria posizione, di valutare se avvalersi o meno di un diritto, e se nel tempo permangano o meno i requisiti per continuare a beneficiare di quel diritto».
Se l’Inps non segnala la necessità di effettuare queste verifiche, chi è che lo fa? «Solo noi, come Caf Cgil, contattiamo personalmente circa 10 mila pensionati di questa regione proprio per verificarne la posizione ed evitare che debbano patire una penalizzazione, come l’interruzione dell’erogazione di una prestazione o, peggio, la restituzione di somme aggiuntive che l’isttituo chiede indietro».
E come fa il Caf Cgil probabilmente faranno anche gli altri, impegnati - rispetto ai cittadini che si rivolgono a questi servizi per l’assistenza - a fornire le informazioni necessarie e a ricordare gli adempimenti. Un imponente lavoro che viene svolto «praticamente a costo zero - aggiunge Iodice -, visto che in questi anni sono stati tagliati piccoli riconoscimenti economici che venivano assegnati ai Caf per il lavoro di sostegno fondamentale ai cittadini. I Caf - sottolinea il sindacalista - hanno patito tagli pesantissimi su tutta una serie di servizi, dall’Isee ai Red ai modelli 730, e ciononostante continuano a svolgere un lavoro prezioso di assistenza e tutela, soprattutto delle persone più fragili».
Tra gli altri adempimenti periodici richiesti dall’Istituto, c’è anche quello relativo ai ricoveri ospedalieri o in strutture diverse, ma a titolo gratuito, delle persone che sono titolari, oltre che di pensione, anche delle indennità di accompagnamento. Anche in questo caso una volta l’anno, entro febbraio, va compilato un altro questionario dove si chiede, in riferimento al biennio precedente, se e per quanto tempo la persona sia stata ricoverata. In relazione al periodo di ricovero, l’Inps potrà - se il caso - rimodulare l’accompagnatoria.
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