Quel derby tutto regionale tra gli inventori del tiramisù

Nella giornata italiana dedicata a questo apprezzatissimo dolce, si rinnova la sfida tra Tolmezzo e Pieris I carnici Del Fabbro contro gli isontini Cosolo: ognuno rivendica la paternità della ricetta

TOLMEZZO. Un derby tutto regionale. Che si gioca sull’asse Tolmezzo-Pieris. È quello per la primogenitura del tiramisù, probabilmente il dolce italiano più diffuso, scimmiottato e proposto in giro per il mondo.

Da un lato – in riva all’Isonzo – c’è Flavia Cosolo, figlia di quel Mario che nel 1945 sentì un avventore triestino della sua trattoria affibbiare il nomignolo di «tirime su» alla coppa al Vetturino, che da anni il ristoratore preparava con uova e pan di spagna bagnato con marsala.

A contendere il primato è Mario Del Fabbro, figlio di Norma Pielli, che nel 1952 inserì per la prima volta nel menù dell’Albergo Roma di Tolmezzo la sua “trancia al mascarpone”, a base di mascarpone appunto, cacao amaro, savoiardi e uova.

Ieri era la giornata italiana del tiramisù. Non solo: due iniziative riportano al centro del villaggio gastronomico la vexata quaestio della paternità del dolce al cucchiaio. Del Fabbro ha annunciato che a ottobre Villa Santina ospiterà l’assalto al Guinness dei primati, con la preparazione di un tiramisù da record, lungo un chilometro. «L’obiettivo è riportare al centro dell’attenzione il primato di Tolmezzo», spiega il figlio di Norma.

La seconda iniziativa: Pieris si autoproclama “Patria del Tirime su”, con un atto ufficiale dell’assessorato alla cultura del Comune di San Canzian d’Isonzo. L’evento è in programma oggi alle 18.30 alla presenza delle autorità cittadine, degli storici del gusto Clara e Gigi Padovani, autori di una delle “bibbie” del tiramisù, e della stessa Flavia Cosolo. In questo quadro di baruffe a distanza, il Veneto tenta il blitz, provando a imporre il “suo” tiramisù, quello codificato nel 1970 alle Beccherie di Treviso.

La battaglia di Tolmezzo

«Stiamo lavorando all’ottenimento di una certificazione per la nostra ricetta», spiega Del Fabbro, annunciando che a ottobre Villa Santina ospiterà un evento dedicato proprio a celebrare l’origine carnica del tiramisù, con il confezionamento del dolce da un chilometro.

«Vuoi per date o per la diversità di ingredienti usati, si può affermare con certezza che l’unica paternità del tiramisù conosciuto in tutto il mondo per il nome e la sua caratteristica forma è nostra, della famiglia Del Fabbro, della Carnia e di tutto il Friuli», scandisce il figlio di Norma, che per prima preparò le teglie del dolce. «Il tiramisù supera i confini del Triveneto, invade la penisola grazie ad un passa parola tra cuochi, pizzaioli, ristoratori e persino domestiche friulane in trasferimento dalla Carnia a Venezia e a Milano.

Dopo il successo locale incomincia il suo lungo viaggio che lo porta negli anni a diventare globale», scrisse in un articolo Massimo Percotto, delegato dell’Accademia della cucina italiana. E la diatriba con Pieris? «Non è possibile considerare quello dei Cosolo come primo tiramisù: la loro ricetta è uscita ora e degli ingredienti base prevede soltanto uova e zucchero. Anche il nome è chiaramente una derivazione dialettale».

Le rivendicazioni di Pieris

Intanto la frazione di San Canzian si prepara alla «cerimonia d’istituzione di Pieris quale Patria del “Tirime su”- coppa Vetturino», in programma stasera nella sala consiliare. «È un riconoscimento alle battaglie di questi anni – spiega orgogliosa Flavia Cosolo – ed è un grandissimo onore: il sindaco mi ha promesso che a breve sarà installata anche una targa a ricordo della coppa Vetturino, nello stabile comunale che un tempo ospitava proprio il ristorante di mio papà». La signora Flavia è stata invitata anche all’iniziativa che Eataly, la catena di negozi fondata da Oscar Farinetti, ha dedicato al tiramisù nel nuovo store di Trieste.

«Mio papà preparava il suo dolce ancora negli anni Trenta, quando era impegnato come aiuto cuoco sul panfilo Savoia – spiega ancora Flavia – . Il legame con la ricetta di Norma? Il nome deriva dal nostro “Tirime su”: mio papà era amico del papà di Mario e noi passavamo spesso dal loro albergo quando andavamo a sciare a Sappada. E una volta fu proprio il papà di Mario a proporcelo: ricordo che mio padre ci rimase male».

La tutela del marchio

Il rischio è che tra i due litiganti del Fvg, se la goda il terzo. Rappresentato dal Veneto del governatore leghista Zaia, determinato a far riconoscere il primato di Treviso e del ristorante Beccherie. «Tutelare un piatto è sempre difficile: bisogna identificare le sue origini, la ricetta codificata secondo i canoni che fanno dire che un determinato dolce è oppure non è un tiramisù», evidenzia l’assessore regionale alle Risorse agricole, Cristiano Shaurli.

«Abbiamo collaborato in questi anni con Del Fabbro e Cosolo per cercare di rivendicare un dolce che è nato nei nostri territori, di questo ne siamo convinti – prosegue l’esponente della giunta Serracchiani –. Forse non ci siamo neanche accorti che nel frattempo, nel corso dei decenni, dal Friuli Venezia Giulia il tiramisù è diventato mondiale».

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