Brollo: «Era una provocazione, possiamo ripartire»

Il sindaco di Tolmezzo: ho dato uno scossone a una terra piena di risorse

TOLMEZZO. «La Carnia è morta». L’8 dicembre, con queste parole il sindaco di Tolmezzo, Francesco Brollo, ha gelato il pubblico e i relatori di “Leggimontagna” impegnati a ragionare sul futuro della Carnia.

«È stata una provocazione», rilancia oggi il primo cittadino spiegando che con quelle parole ha invitato tutti a non nascondere la polvere sotto il tappeto.

Lei cosa ha trovato sotto il tappeto?

«Una serie di problemi che mi costringe ad amministrare per uscire dall’emergenza»

Qualche esempio?

«Coopca è il risultato dell’aver nascosto la polvere sotto il tappeto. Nascondere la polvere sotto il tappeto è non dire qual è la situazione di Carniacque che ha portato la società a dover bloccare gli investimenti. Senza l’accordo con il Cafc le bollette sarebbero schizzate».

Se non è morta qual è la realtà della Carnia?

«La mia è stata una provocazione. Noi non siamo i becchini della Carnia, ma quelli che vogliono darle ossigeno. Se però non ci rendiamo conto delle difficoltà diventa impossibile mettere in campo le medicine necessarie».

Partiamo da un problema: come si fa a invertire la curva demografica?

«Con il lavoro. Una prima risposta è l’apertura del nuovo stabilimento Automotive lighting, l’azienda che occupa 1.100 persone. Nel 2011 erano 700. In cinque anni ha creato 400 posti in più. Se non c’è il lavoro è tutto inutile».

Ma ci sono anche imprese che chiudono?

«Coopca è un esempio anche se gli indicatori ci portano a dire che il bilancio 2016, tra cessazioni e assunzioni, chiuderà in positivo. Questo non significa che tutti i lavoratori Coopca siano stati assorbiti, significa che si inizia a respirare un po’».

È corretto puntare solo su un settore?

«No. È bene non appoggiarsi su un’unica azienda e solo sul manifatturiero, dobbiamo riuscire a investire anche sull’artigianato dando spazi agli artigiani nella caserma Cantore. Per aprire quella partita avevamo bisogno dell’accendino che è Tolmezzo città alpina».

Quanto costa l’operazione città alpina?

«Al Comune, per adesione e spese di segreteria, costa 5 mila euro per 5 anni. Se come ritorno ci porterà 26 mila euro, l’operazione si sarà già ripagata».

Perché questa fiamma riaccenderà la Carnia?

«Perché il riconoscimento ci è stato dato per promuovere le politiche a favore del territorio alpino e perché consente di dire a chi ha i soldi: “Vogliamo avere un futuro di porta delle Alpi. Abbiamo una prospettiva per il futuro”. Vogliamo avere i riflettori addosso e con i riflettori addosso non possiamo lasciar perdere la riqualificazione di una zona dismessa, bella, come quella di palazzo Linussio».

Coinvolgerete le vallate?

«Vorrei realizzare la Tolmezzo-Coglians a piedi».

In un anno porterete a casa la caserma?

«Proprio perché i tempi sono lunghi siamo andati a Roma a chiedere l’assegnazione anticipata dell’immobile. Su questo abbiamo stipulato un accordo tra galantuomini».

Un accordo di programma?

«Ci siamo accordati per arrivare alla cessione anticipata nelle more dell’emanazione del decreto legislativo».

Succederà in tempi brevi?

«Il 7 dicembre ho ricevuto la conferma che lo Stato maggiore dell’esercito è stato incaricato di porre in essere qualsiasi iniziativa per il passaggio dell’area».

Riesce a stimare i tempi?

«Mi auguro avvenga nel tempo necessario per la redazione dello studio di fattibilità assegnato al professor Stefano Micelli dell’università di Venezia e presidente della Fondazione Nordest. Su questo non stiamo scherzando, tant’è che la Regione ha stanziato 500 mila per il restauro di palazzo Linussio. Entro la fine della primavera saranno raccolte le necessità del territorio e poi valuteremo cosa fare in quella struttura».

Oltre agli artigiani ha qualche altra idea?

«Palazzo Linussio ha una vocazione museale, il resto dell’area si presta a un riutilizzo imprenditoriale e artigianale, turistico residenziale con posti letto e social housing. Vorrei portare lì il Museo carnico».

Quanto costerà?

«Costerà, ma o lo facciamo o lasciamo perdere. Dobbiamo prenderci questa responsabilità. Se non emergono necessità e idee non ci interessa creare contenitori vuoti».

Il territorio si esprimerà? Non avverte una stanchezza generalizzata?

«Noi ci proviamo. La Carnia ha bisogno di una scossa e la mia provocazione serviva anche a questo. Serviva a far dire “non siamo morti, noi giovani siamo vivi”».

Giovani che al convegno erano i grandi assenti?

«Forse va ricalibrata la modalità di promozione, il prossimo anno avrà più senso andare nelle scuole, classe per classe. I giovani vanno attivati».

La preoccupa il trasferimento delle 200 famiglie dei militari?

«Mi preoccupa perché significa avere meno bambini a scuola e vivendo di numeri rischiamo di dare l’alibi per chiudere i servizi. Non a caso, con la Regione e la Saf, abbiamo messo a disposizione una corriere che da Tolmezzo a Remanzacco, e viceversa, garantirà il trasporto delle famiglie a prezzi inferiori rispetto a quelli che sarebbero costrette a sostenere muovendosi con mezzi propri o privati. Il servizio, a costo zero per il Comune, partirà a gennaio».

A proposito di fondi vi verranno a mancare anche quelli della Comunità montana?

«Dalla Comunità montana quest’anno non ci arriva un euro. La gestione delle centraline idroelettriche ha prodotto un quarto delle entrare registrate in passato. Alcune erano in ristrutturazione, una è stata ceduta a Forni di Sopra e il prezzo dell’energia sarà sempre più basso. Cadranno anche gli incentivi».

La gestione della Comunità montana è stata oculata?

«La Comunità montana ha assunto personale senza fare i conti con un bilancio che poteva non essere più quello».

È un’emergenze amministrative?

«Come amministratore ho dovuto fronteggiare varie emergenze. È stato come aprire la porta di casa e trovarmi di fronte a due metri di neve da spalare. Sono stato costretto a farlo per allinearmi agli altri, ma è passato metà mandato».

Sta descrivendo l’eredità ricevuta dal suo predecessore?

«A chi mi ha preceduto non perdono di non aver saputo guardare al futuro. Nel 2009 la giunta Zearo ha ricevuto 3,5 milioni di euro, noi 2,7 all’anno. Lavoro per arginare le emergenze perché il territorio ha prospettive. I capi di Automotive mi hanno confermato che a Tolmezzo la qualità dei lavoratori è più alta. Questo significa avere valori».

Cosa si può fare per trarre qualche profitto dagli austriaci che tagliando i nostri boschi?

«Come Uti stiamo riprendendo il volante del territorio rimasto per anni commissariato. Sul legno stiamo impostando il navigatore per dire dove vogliamo andare. Sto studiando, non voglio fare fughe in avanti senza aver sentito gli altri. Il tema è in agenda».

In agenda c’è anche il tema dello Sloow food?

«Bisogna attivare un circuito che permetta di fare colazione in ogni struttura non con lo yogurt Danone ma con il nostro yogurt. Dobbiamo avere la forza di sapere che può costare qualche centesimo in più ma che al turista interessa gustare il territorio».

Così si promuove il turismo?

«Anche la città alpina perché nel 2917 trasformeremo il Filo dei sapori, la rassegna dei prodotti agroalimentari della Carnia, nel Filo dei sapori delle Alpi, invitando i produttori delle altre località alpine. Rendendo riconoscibili la rapa di Verzegnis o la polenta con la farina prodotta e macinata qui, creeremo l’Arca di Noè per salvare i prodotti locali e per dare la possibilità ai produttori di continuare a investire su queste attività».

Sull’arca di Noè ci sarà la rete Internet?

«Come amministratore sono pronto a firmare un patto con il diavolo per avere l’accesso a Internet garantito, significherebbe riportarci alla civiltà. La malga deve poter accedere a Internet per raccontare la sua storia. La gente ha bisogno di prodotti e storie autentiche che in questo territorio non mancano».

Alle volte, però, l’ospitalità in Carnia lascia a desiderare.

«Serve un lavoro di formazione. Agli operatori dobbiamo far capire che se riusciamo a vendere il nostro territorio avremo gente altrimenti perderemo la partita. Promoturismo sta lavorando su questo».

Oltre alla banda larga cosa sogna?

«Una rete ciclabile con le colonnine per la ricarica delle bici elettriche necessarie per portare le persone ovunque».

Se tutto funzionasse la gente tornerebbe a vivere in montagna?

«Se diamo infrastrutture e servizi non c’è motivo per rinunciare a una buona qualità della vita. Io sono tornato.

Le scuole che ruolo possono svolgere?

«Il polo professionale e tecnologico con capofila l’istituto Solari per il quale la Regione ha stanziato i primi 300 mila euro, favorirà le professioni richieste dal territorio. Istituti superiori, Uti, enti di formazione, Comune e Camera di commercio, valorizzeranno gli antichi mestieri».

I giovani risponderanno?

«Sì se riusciremo a fargli capire che avranno un futuro. Dobbiamo ridargli l’orgoglio di essere gente di montagna».

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