Quattro comuni: quei beni sono anche nostri

Zuglio, Ampezzo, Forni di Sotto e Cercivento contro la legge di riforma degli enti locali faranno ricorso al Tar
Di Maura Delle Case
Cercivento (Ud) 15 febbraio 2010. Nel paese carnico si festeggia Alessandro Pittin Medaglia di Bronzo nella Combinata Nordica. Telefoto copyright Foto Agency Anteprima
Cercivento (Ud) 15 febbraio 2010. Nel paese carnico si festeggia Alessandro Pittin Medaglia di Bronzo nella Combinata Nordica. Telefoto copyright Foto Agency Anteprima

UDINE. Non ci stanno i Comuni di Zuglio, Ampezzo, Forni di Sotto e Cercivento a vedersi scippare la propria parte di beni dell’ex comunità montana che la legge di riforma degli enti locali ha di fatto attribuito all’Uti. Non ci stanno e si preparano ad appellarsi nuovamente al Tar impugnando il piano di subentro della Comunità montana e chiedendone la sospensiva con quattro ricorsi che i legali Enrico Bulfone e Teresa Billiani si preparano a iscrivere al ruolo in settimana così che la “pratica” sia esaminata in camera di consiglio già il prossimo 6 dicembre. Riuniti ieri a palazzo Belgrado, divenuto ormai il quartier generale dei Comuni Uti-scettici, i sindaci dei quattro municipi montani hanno spiegato le loro ragioni che risalgono indietro nel tempo fino al 1971. Alla legge istitutiva delle Comunità montane, nate nel dopoguerra per incentivare la vita in montagna - ha spiegato l’avvocato Billiani -, in un’area che può svilupparsi solo attraverso le persone che ci vivono.

«Gli statuti che abbiamo prodotto in giudizio - ha precisato l’avvocato - dimostrano che l’attività svolta nel corso di 50 anni è stata realizzata sempre nell’interesse della comunità, intesa nel suo complesso. Non dei singoli comuni». Ergo: Il patrimonio va diviso pro quota e non come oggi fa la norma che individua invece due diversi destinatari assegnando alle Uti la gran parte degli immobili e delle infrastrutture per lasciare ai Comuni extra Unioni le briciole. «Appena qualche strada, che costituisce un costo e non una risorsa» afferma il sindaco di Forni, Marco Lenna. Parliamo di un patrimonio che né i ricorrenti né la Regione hanno quantificato con esattezza ma che vale centinaia di milioni di euro a sentire i legali dei ricorrenti. Un tesoro che ora i quattro Comuni rivendicano nella misura di un ventottesimo, forti appunto della convinzione che le opere realizzate nel corso di mezzo secolo vadano intese come patrimonio di tutti e non della singola comunità che ne vanta la presenza sul territorio. Le violazioni compiute con il piano di subentro a sentire i difensori sono multiple e riguardano anche la quantificazione del valore del patrimonio. «È stato effettuato sulla base del valore catastale e non di mercato nel caso degli immobili come pure delle centraline idroelettriche rispetto alle quali non è stato invece quantificato il valore delle produzioni di energia elettrica». Per Lenna e colleghi di Enemonzo, Luca Boschetti, e Ampezzo, Michele Benedetti, presenti ieri a Udine, si tratta di una battaglia di sopravvivenza. «La riforma è sbagliata perché tratta le aree montane sulla base di criteri numerici che in zone svantaggiate e alle prese con una serie di criticità come sono le nostre non possono valere. Bisogna cambiare paradigma. Passare dalla logica della popolazione a quella del territorio» ha detto il sindaco di Forni incassando la solidarietà dei portabandiera della protesta contro la riforma, Renato Carlantoni (Tarvisio), Piero Mauro Zanin (Talmassons) e Pirluigi Molinaro (Forgaria), che hanno fatto quadrato attorno ai quattro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto