Crac CoopCa: indagato l’ex presidente Cortiula, al via gli interrogatori

Udine, il suo successore Collinassi ha parlato per due ore e mezza. Il vice Agostinis non ha risposto in attesa di vagliare gli atti

UDINE. Due ore e mezza. Tanto è durato l’interrogatorio di Ermanno Collinassi - presidente del Consiglio di amministrazione di CoopCa dal maggio 2014 al luglio 2015, con un ruolo anche all’interno della Banca Popolare di Cividale - davanti al pubblico ministero Raffaele Tito e al sostituto procuratore Elisa Calligaris.

Leonardo Agostinis, storico consigliere e vicepresidente, ha invece deciso di non rispondere in attesa degli atti per valutare la sua posizione.

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Udine 13 Luglio 2016. Assemblea Coopca. Petrussi Foto Press

La Procura della Repubblica ha dunque iniziato le audizioni per il crac della cooperativa carnica, per cui sono indagate 18 persone, fra cui anche lo storico presidente Giacomo Cortiula (in carica dal 1996 al 2014) e il direttore generale Mauro Veritti (il cui mandato è compreso tra il 2009 e il 2015).

Dopo la chiusura delle indagini della Guardia di Finanza, anche la Procura dunque è allo scatto finale. L’obiettivo è depositare gli atti a settembre.

Ecco perché sono iniziati gli interrogatori che proseguiranno per tutta la prossima settimana. Dopo l’acquisizione e lo studio dei documenti, il Pm Tito intende approfondire le singole posizioni per avere un quadro più preciso.

«Collinassi è stato presidente e legale rappresentante tra il 2014 e il 2015, quindi nell’ultimo periodo di attività per CoopCa - spiega l’avvocato Giuseppe Campeis, che difende Collinassi e Agostinis -. Si è perciò trovato a gestire l’ultimissima fase, in cui gran parte delle operazioni di cui si discute erano già state poste in essere.

Anzi, si è dedicato al tentativo prima di conoscenza e poi di gestione della gravità della situazione. Si considera pertanto estraneo ai fatti perché la sua attività si colloca dopo». E Collinassi davanti a Tito e Calligaris ha ripetuto proprio la sua estraneità.

«Ha puntualizzato la sua attività in relazione all’arco temporale in cui ha rivestito questa carica - sono ancora le parole di Campeis - e ha spiegato quello che di positivo ha dato: ha staccato la spina con il direttore che c’era e ha nominato dei consulenti, è arrivato alla domanda di concordato, poi si può dire che poteva farlo prima, ma alla fine ha fatto il suo».

Diversa la posizione di Agostinis, vice presidente del Cda dal 2001 al 2014 e consigliere dal 1997, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti ai magistrati.

«Attende il deposito degli atti per valutare la sua posizione», precisa il suo legale, Campeis. Dopo Collinassi e Agostinis, la prossima settimana saranno sentiti anche Cortiula e Mauro Veritti, oltre a Davide Veritti, socio consigliere nello studio di commercialisti Cover, a Tolmezzo.

Loro, insieme ad altre tredici persone, sono accusati dalla Procura di falsa rappresentazione contabile della situazione economica e finanziaria della cooperativa, gonfiandone i bilanci, di avere fatto fuoriuscire i beni immobili di proprietà senza un corrispondente tornaconto per destinarli alla ImmobilCoopCa, società di capitali costituita nel 2012 e interamente partecipata da CoopCa.

Tutti dovranno rispondere di avere consumato il patrimonio di CoopCa ponendo in essere operazioni di grave imprudenza, in particolare attuando una politica di espansione realizzata nonostante la congiuntura sfavorevole, acquisendo in particolare i punti vendita di Cassola e Torri di Quartesolo, Precenicco e Crocetta di Montello.

Problematica anche la realizzazione tra il 2009 e il 2010 del CeDi, il centro distribuzione di Amaro, che ha richiesto un investimento di oltre 20 milioni di euro.

Nel mirino della Procura anche le false rappresentazioni della situazione economica e patrimoniale, oltre alla prosecuzione dell’attività di raccolta del prestito sociale, alla remunerazione dei soci e alla mancata adozione delle misure necessarie a superare le difficoltà, finendo così con l’aggravare ancora di più il dissesto della cooperativa.

C’è, infine, anche la continuazione dell’attività di raccolta e sottoscrizione del prestito sociale tra il pubblico. Come conseguenza delle false rappresentazioni dei bilanci, i rapporti fra prestito sociale e patrimonio netto risultavano conformi alla legge, perciò gli amministratori di CoopCa proseguivano nell’attività di sottoscrizione del prestito sociale tra il pubblico, anche con politiche incentivanti realizzate con la diffusione di lettere ai soci nel 2014, quando le corrette imputazioni a bilancio avrebbero evidenziato i problemi già a partire dal 2012.

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