Banche venete: non solo gli azionisti traditi ma a rischio anche tre mila posti

Il giornalista Crema analizza il caso delle Popolari con l’avvocato Campeis alla libreria Feltrinelli. «Tradito il diritto costituzionale al risparmio, violato l’obbligo di controllo da parte delle istituzioni»

UDINE. «La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito». “Banche rotte” (Nuova dimensione), il libro che racconta il crac delle due Popolari del Nordest, Veneto Banca e Popolare di Vicenza, si apre con l’articolo 47 della Costituzione.

E anche ieri sera, ospiti della libreria Feltrinelli, l’autore, il giornalista Maurizio Crema, insieme con l’avvocato Massimiliano Campeis, ha aperto così la presentazione del libro.

Perché «è pacifico che quel diritto costituzionale al risparmio e stato tradito, ma è stato violato anche l’obbligo delle istituzioni di disciplinare e controllare», ha sottolineato l’autore in una sala gremita, prima di ricordare che oltre al problema degli azionisti c’è quello dei 3 mila posti di lavoro a rischio.

Il punto è che per le due Popolari «non si parla di azionisti, ma di 220 mila risparmiatori - sottolinea Crema -. Gente che ha investito su queste banche, pensando di non rischiare alcunché. Si presentavano come istituti sicuri poiché non quotati in Borsa».

E invece ora, azioni che nel marzo 2015 valevano 62,5 euro l’una, è il caso di BpVi, ora non sono più acquistabili, né vendibili. Ma la «storia del risparmio tradito è anche la storia della fiducia nella vigilanza tradita», sottolinea Crema.

In altre parole, «la vigilanza non ha funzionato - prosegue l’autore -. Banca d’Italia e Consob non hanno fatto il loro lavoro, e ora c’è un grosso problema di controlli che non fatti a fondo. Come è possibile che nessuno si sia accorto di quelle “baciate” (il sistema per cui una parte dei fidi veniva concessa in azioni) che valevano un miliardo e 100 milioni su un capitale di 4 miliardi? Le ispezioni della Banca d’Italia che ci hanno sempre raccontato essere rigorose, cos’erano? È dovuta arrivare la Bce nel 2014 a cancellare la parte del capitale delle banche perché una partita di giro di quel genere non poteva assicurare alcuna garanzia». 

C’è la strigliata di Bankitalia a Veneto Banca, quando impone il matrimonio con a Popolare di Vicenza. «Ma i trevigiani non hanno voluto diventare soci di minoranza di Zonin e non se ne fece nulla - ricorda Crema - o quasi. Perché in quell’occasione il Cda di Veneto Banca che si presentò dimissionario come imponeva Bankitalia denunciò il diktat e le pressioni indebite».

Ora quel matrimonio sfumato potrebbe ricongiungersi sotto il cappello (ben più gravoso) di Atlante, «un fondo nato per salvare Unicredit - assicura Crema - le cui sorti erano legate a BpVi.

Durante la ricongiunzione però il gigante di Atlante venderà le banche controllate da Treviso a Vicenza, che negli anni sono diventate banche nazionali.

Quindi c'è “polpa” da vendere per Atlante. E purtroppo ci sarà anche un problema di posti di lavoro quando si arriverà alla fusione. Secondo alcune analisi sono 3 mila i posti a rischio».

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