Catturato l’orso “trentino”

Da tempo segnalato in Carnia, è stato liberato e sarà monitorato con un collare
Di Giacomina Pellizzari

VERZEGNIS. Da mesi i cacciatori seguivano le tracce dell’orso. Lo vedevano vagare tra le valli di Preone e del Lumiei, dove ha distrutto diverse arnie, ma nessuno immaginava che quel bestione potesse finire in gabbia. Invece, il plantigrado sabato sera, alle 22, sulle pendici del monte Lovinzola di Verzegnis, si è ritrovato intrappolato e ha tentato inutilmente di ribellarsi. L’animale è stato sedato e sottoposto a una serie di rilievi. L’orso pesa 189 chili, il colore del suo pelo è chiarissimo e questo fatto lascia pochi dubbi al team dell’università di Udine: «Quasi sicuramente si tratta di M4, l’orso nato in Trentino nel 2008 e sceso poi nella zona di Asiago, dove aveva predato oltre 29 tra vitelli e manzi e dove sulla sua testa pesava una richiesta di abbattimento. Ora Francesco, questo il nome che gli hanno assegnato gli studiosi dell’ateneo friulano, sarà monitorato. Ieri era nella zona di Palis, sopra la valle di Preone.

Il team dell’università di Udine coordinato dal ricercatore del dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali, Stefano Filacorda, con la collaborazione delle guardie provinciali, dei volontari dell’associazione “Il villaggio degli orsi” e il supporto della Guardia forestale e della locale riserva di caccia, da giorni si era accorto che l’orso andava a mangiare il cibo nella gabbia. La porta si è chiusa sabato scorso, alle 22, e il team in tre ore ha narcotizzato e pesato l’animale, effettuati i prelievi di pelo e di sangue e installato il collare satellitare. All’una “Francesco” si è risvegliato e si è messo in cammino. Domenica mattina era già sul versante ovest, a oltre 1600 metri di quota, del monte Lovinzola. In un luogo riparato, ha trascorso la giornata.

«Al 90 per cento si tratta di M4 arrivato un anno fa in Carnia. Seguendo il percorso dell’orso “Sochi”, si è installato nella val Tagliamento, tra Verzegnis, il monte Lovinzola,la valle di Preone, Villa Santina, Enemonzo, Socchieve e Ampezzo. Solo 10 giorni fa aveva distrutto le arnie a Dilignidis» spiega Filacorda ricordando che M4 è figlio dell’orsa KJ2, nata a sua volta da orsi portati in Trentino dalla Slovenia. Il fatto che tutte le femmine si siano accoppiati con pochi maschi crea un problema di consanguineità da cui deriva il pelo chiaro dell’esemplare. Il fratello M3 è quasi bianco. Ed è proprio il colore del pelo a far dire a Filacorda, prima di attendere gli esami genetici, che quasi sicuramente si tratta di M4, l’orso scomparso dalla Valsugana a inizio 2015. Rincorso da molti, nessuno ce l’aveva fatta a monitorare M4. Filacorda lo sottolinea con un pizzico d’orgoglio.

Il collare satellitare che ora l’orso porta al collo dopo un certo numero di punti Gps invia un sms agli studiosi: «Ogni 7, al massimo14 ore sappiamo dove si trova. L’ultima posizione rilevata è la valle di Preone» continua Filacorda ricordando che grazie al collare, in situazione di emergenza, possono allertare la popolazione. Il collare dura da uno a due anni e costa 4 mila 200 euro. L’investimento per realizzare l’intera operazione sfiora i 10 mila euro.

Gli studiosi controlleranno ogni mossa dell’animale per verificare, come auspicano, se si dirigerà verso la Slovenia. «Se c’è uno scambio genetico - insiste Filacorda - si creano le basi per creare una popolazione permanente». Una cosa è certa: Francesco è il primo orso trentino monitorato dal team dell’università di Udine che finora ne ha catturati sei. «Dopo la cattura - continua il ricercatore - gli orsi si muovono in modo diverso e quindi Francesco potrebbe abbandonare la Carnia. A questo punto la domanda non può che essere: «perché c’è tanto interesse al ripopolamento dell’orso?». Immediata la risposta di Filacorda: «Trattandosi di una specie rara viene considerato patrimonio di tutti. Un elemento di complessità della natura, perderlo varrebbe una tragedia biologica ed etica. È un simbolo, mangia gli animali morti e funziona da necroforo».

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