Mobili dell’ex Detroit in municipio: Durì non mostra i documenti

Premariacco: l’assessore ex manager ancora sotto attacco. La maggioranza in consiglio: tutto nella massima trasparenza

PREMARIACCO. Scontro acceso ma, per ora, “sospeso”, perché le due parti contrapposte restano entrambe assolutamente ferme sulle proprie posizioni, sul caso dei mobili (una sessantina di pezzi) transitati, tramite atto di donazione, dall’ex Detroit di Ronchi dei Legionari (ormai da tempo in disarmo) al municipio di Premariacco (dove hanno arredato sale e uffici) nonché alle sedi di un paio di associazioni locali.

Le posizioni – come emerso nella seduta di ieri dell’assemblea civica – restano diametralmente opposte, e la circostanza ovviamente non aiuta a trovare la quadra. Da un lato, infatti, ci sono la maggioranza del sindaco Roberto Trentin, che ribadisce la totale regolarità e limpidezza dell’operazione, e il diretto protagonista della stessa, l’assessore Vincenzino Durì, all’epoca direttore dello stabilimento di Ronchi.

«La prospettiva che gli arredi lasciati in azienda andassero in malora – dice – mi sembrava inaccettabile. Preferii comprarne una parte per farne dono all’ente pubblico. Non volevo neanche che il mio gesto venisse reso noto, ma tale via non si è rivelata percorribile».

Dall’altro lato c’è il gruppo di minoranza, composto dall’ex sindaco Ieracitano e dai consiglieri Ermacora e Dal Bò, che continua a chiedere, invano, l’esibizione delle specifiche fatture e dei bonifici.

«Se avessimo visto la documentazione – dichiara Rocco Ieracitano – non avremmo presentato l’interrogazione sulla faccenda. È un fatto di trasparenza; e di trasparenza, qui, noi non ne riscontriamo affatto. Chi ha autorizzato gli operai comunali, per tre sabati di fila (e prima che venisse formalizzato l’atto di donazione), ad andare all’ex Detroit a prelevare il materiale? A entrare in una fabbrica chiusa, per portare via mobilio e pure la cucina della mensa (poi consegnata agli alpini)? Faccio presente che il personale degli uffici municipali non sapeva nulla, ignorava da dove provenissero le suppellettili, inizialmente depositate nel magazzino del Comune; noi, allo stesso modo, ignoriamo cosa sia ancora in giacenza in quella sede».

In aula pure un esponente della Rsu della fabbrica di Ronchi, Ivan Rizzolo: «Che dire? Questa storia è l’ennesima beffa. Qualcuno ha pensato a salvaguardare i mobili dal degrado: ma a noi dipendenti chi pensa?».

Accesi i toni delle reciproche accuse, fra maggioranza e opposizione. Durì, che preferisce «non divulgare» l’entità della spesa sostenuta, parla di «manovra della minoranza per spaventare il personale degli uffici e paralizzare, di conseguenza, l’attività dei medesimi».

Trentin snocciola e contesta situazioni pregresse, accusa il predecessore di «mancanza di coerenza» e cataloga la situazione come «paradossale e ridicola».

«Abbiamo depositato un’interrogazione al sindaco che non è un’accusa, ma l’estremo tentativo di ottenere documenti e spiegazioni. Se, come dicono, noi ci sbagliamo, se tutto è chiaro e trasparente – ha spiegato Ieracitano – , basta che tirino fuori fatture e bonifici. Da mesi li chiediamo e non avremmo fatto nessuna interrogazione se ce li avessero dati».

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