L’affettuoso abbraccio alla famiglia di Diana

La comunità di Roveredo si è stretta attorno alla madre e alla sorella della 45enne morta in seguito al rogo sviluppatosi in casa
Di Paola Beltrame
Roveredo di Varmo 14 aprile 2016 funerale © Petrussi Foto Turco
Roveredo di Varmo 14 aprile 2016 funerale © Petrussi Foto Turco

VARMO. «Bisugne jessi pronts, parcé che il paron di cjase al pues rivâ a cualsiasi ore»: in queste parole del Vangelo la tragica fine di Diana Maurizio, morta in conseguenza del rogo dell’appartamento della palazzina Ater a Pozzo di Codroipo a soli 45 anni.

Le ha evocate don Erminio, parroco di Roveredo di Varmo, nella cui chiesa è stato dato l’ultimo saluto alla donna.

«Si può morire a qualsiasi età, la morte non manda a dire. Ma muore bene chi ha vissuto bene», ha sottolineato il sacerdote, esprimendosi in friulano, come è solito fare, durante l’omelia.

Parole semplici, paterne, rivolte a una comunità che perde prematuramente una persona buona, disponibile, solare, per un incidente domestico imprevedibile. Le hanno ascoltate, queste frasi, parenti e amici di Diana e della sua famiglia, una folla commossa e composta.

«Siamo qui per stare vicini alla mamma Fulvia e alla sorella Graziella – ha detto don Erminio –: che Dio dia loro la forza di continuare, preghiamo per lei. Bisogna sempre stare pronti: è difficile rendersi conto, ma per chi prima e chi dopo arriva per tutti il momento. La morte non ha ragioni, neppure quando si perde un bambino o un giovane. Diana la vita poteva viverla ancora a lungo, ma è successo così. La morte è sempre l’ultima. Però la vita è sempre un dono di Dio, per questo lo ringraziamo».

La voglia di vivere non mancava alla 45enne scomparsa: passeggiate, la musica dell’amato Vasco, la pazienza e la gioia di giocare con i bambini dei vicini. Il suo sorriso e la sua disponibilità. Grande il dolore di quanti l’hanno apprezzata e le hanno voluto bene, e che non riescono a capacitarsi di come si possa perdere la vita così.

Una pentola rimasta sul fuoco, se almeno si fosse resa conto del pericolo, forse si era addormentata. I vicini l’hanno chiamata, quando hanno visto uscire fumo dal suo appartamento, ma è stato troppo tardi. Una serie di maledette coincidenze. I condomini non potranno dimenticare l’accaduto, non potranno dimenticarla. Anche a Roveredo tutti la conoscevano, anche se vi aveva passato soprattutto gli anni dell’infanzia.

Ma ci vive la famiglia della sorella Graziella, con cui – raccontano – Diana si alternava a seguire la mamma, anziana e con più di qualche problema di vista, che per caso quella tragica notte non era a Pozzo, ma con l’altra figlia. «Solo il conforto della vita eterna dà certezze, nella infinita misericordia del Signore».

La musica di un piccolo coro femminile ha scandito la toccante liturgia per l’ultimo «mandi» a Diana, che nel cimitero del paese natale riposerà per sempre.

«Siamo sicuri – ha detto ancora il parroco – che lei è già là in cielo, insieme con il papà mancato alcuni anni fa, a sentire cantare gli angeli la gloria del Signore. Dio ci ha creati per questo, perché viviamo con lui per sempre: non è qui la nostra vita. Uno o cento o mille anni, nell’eternità valgono allo stesso modo».

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