C’è l’assegno regionale: boom di poveri: +35%

A Udine il record di persone coinvolte: 7.306 divise in più di 2 mila famiglie. Ma c’è il rischio dei “furbetti”. Il Comune: verificheremo caso per caso
Una persona con un piccolo carrello della spesa in una supermercato di Pistoia, in una immagine di archivio. Sono 8 milioni 272 mila le persone povere in Italia, il 13,8% dell'intera popolazione. E' quanto fa sapere l'Istat, aggiungendo che nel 2010 le famiglie in condizione di poverta' relativa sono 2 milioni e 734 mila, l'11% delle famiglie residenti. L'Istituto spiega che si tratta di quelle famiglie che sono cadute al di sotto della linea di poverta' relativa, che per un nucleo di due componenti e' pari ad una spesa mensile di 992,46 euro..ANSALUCA CASTELLANI
Una persona con un piccolo carrello della spesa in una supermercato di Pistoia, in una immagine di archivio. Sono 8 milioni 272 mila le persone povere in Italia, il 13,8% dell'intera popolazione. E' quanto fa sapere l'Istat, aggiungendo che nel 2010 le famiglie in condizione di poverta' relativa sono 2 milioni e 734 mila, l'11% delle famiglie residenti. L'Istituto spiega che si tratta di quelle famiglie che sono cadute al di sotto della linea di poverta' relativa, che per un nucleo di due componenti e' pari ad una spesa mensile di 992,46 euro..ANSALUCA CASTELLANI

Udine si scopre più povera. Sono infatti 2.075 le domande presentate entro il 29 febbraio per ottenere il sostegno al reddito previsto dalla Regione.

E più di 7 mila le persone coinvolte, di cui 2.035 minorenni. A sorprendere è però il fatto che oltre il 35% dei richiedenti «era del tutto sconosciuto ai servizi di assistenza del Comune», sottolinea l’assessore all’Inclusione sociale, Antonella Nonino.

Nuovi poveri quindi. Persone che hanno perso il lavoro o hanno esaurito la cassa integrazione e hanno visto crollare all’improvviso il proprio reddito, ma anche soggetti che fino a oggi hanno preferito appoggiarsi alla famiglia o hanno attinto ai risparmi.

E forse qualche lavoratore in nero. «Faremo tutti gli approfondimenti del caso - assicura la Nonino - di certo questo strumento ha consentito di far emergere il reale indice di povertà del territorio che in precedenza era evidentemente sottostimato. E il patto di inclusione ci consentirà di verificare le reali necessità di ciascun richiedente». Uno sforzo organizzativo immane per gli ambito socio assistenziali.

I costi invece sono interamente a carico della Regione. La misura attiva di sostegno al reddito voluta dalla giunta Serracchiani dal 20 ottobre scorso consente di fare richiesta a tutti i soggetti con un Isee (l’Indicatore della situazione economica equivalente) che non supera i 6 mila euro l’anno a patto che almeno uno dei componenti della famiglia risieda in Friuli Venezia Giulia da almeno 24 mesi.

Il bonus consiste in un assegno mensile che può variare da un minimo di 70 a un massimo di 550 euro, che viene erogato per un anno e per al massimo un altro anno, ma solo dopo due mesi di sospensione.

Chi riceve il sostegno si impegna però a sottoscrivere un patto con l’amministrazione regionale, attraverso i servizi sociali dei Comuni e i Centri per l’impiego, che caso per caso individueranno le “condizioni” che ogni beneficiario dovrà rispettare per uscire dalle difficoltà.

Il bonus povertà è stato finanziato con un budget complessivo di quasi 30 milioni. Ma se pensiamo che soltanto a Udine alla data del 23 marzo le domande erano 2.510 è facile immaginare che potrebbe essere necessario trovare presto nuovi stanziamenti. Le domande infatti si possono presentare in qualsiasi momento.

Tornando ai numeri, al 23 marzo in regione erano state presentate 10 mila 785 domande per un totale di poco meno di 30 mila beneficiari. Gli ambiti di Trieste e di Udine sono quelli da cui provengono le richieste maggiori (rispettivamente 3 mila 513 e 2 mila 510).

Questo l’identikit dei destinatari del buonus povertà: il 36% possiede un Isee compreso tra 0 e mille euro e il 13% nella fascia tra 5 mila e 6 mila. Il 42% delle domande proviene da nuclei monofamiliari, il 62% ha tra i 40 e i 65 anni, il 43% sono disoccupati, ma il 37% ha invece un lavoro. Lavoratori poveri che in alcuni casi incassano appena 400 euro al mese. Quanto alla provenienza dei richiedenti, si tratta nel 56% di cittadini nati in Italia e nel 44% di nati in Stati esteri.

Percentuale che nel caso di Udine (guardando alle domande fino al 29 febbraio) si ribalta con 1.245 richieste di nati all’estero e 830 di italiani. «Ma è un dato che significa ben poco - dice la Nonino - perché in molti casi parliamo di persone che vivono e lavorano in Italia da molti anni. Voglio quindi prevenire il rischio di strumentalizzazioni perché di certo non parliamo di richiedenti asilo i quali sono esclusi da qualsiasi forma di welfare essendo in carico al Ministero.

Per accedere al contributo è infatti richiesta non solo la residenza di almeno 24 mesi ma anche un permesso di soggiorno stabile che viene rilasciato per motivi di lavoro o familiari».

Resta il fatto che Udine, guardando il numero di componenti coinvolti che sono 7.306, è la città con il tasso di incidenza maggiore ogni 10.000 persone: 457 contro le 368 di Trieste e le 227 di Pordenone, seguito da Cervignano (205), Latisana (166), Codroipo (144), Cividale (135) e Tarcento (131) sempre guardando le domande al 23 marzo.

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