Caso Regeni, Renzi: rifiuteremo ogni tentativo di svicolare rispetto alla verità

ROMA. «Abbiamo scelto di far lavorare insieme i magistrati di Italia ed Egitto e siamo impegnati a che su Regeni non sia una verità di comodo, ma la verità.
Aspettiamo che i magistrati facciano i loro incontri, noi siamo pronti a seguire quel lavoro con grandissima determinazione. Alcun tentativo di svicolare rispetto alla verità sarà accolto da nessuna parte».
Lo ha detto il premier Matteo Renzi nel corso di un forum al Mattino di Napoli.
«L’Italia deve alla famiglia di Giulio Regeni la verità e pensiamo - ha precisato il presidente del Consiglio - che sia un dovere raggiungere la verità vera per il nostro Paese e che sia l’interesse anche del governo egiziano».
È composta da due alti magistrati e quattro funzionari della sicurezza la delegazione egiziana arrivata a Roma: è quanto emerge da dichiarazioni rese da una fonte aeroportuale del Cairo.
Come previsto fin dall’altro ieri da fonti a Roma, si conferma che sul volo Alitalia sono saliti il procuratore generale aggiunto egiziano Mostafa Soliman e Mohamed Hamdy, segretario del procuratore generale.
La fonte aeroportuale del Cairo conferma la presenza anche del generale Adel Gaffar (Sicurezza nazionale) e del comandante Mostafa Meabed.
Sebbene fosse atteso il brigadiere generale Alal Abdel Megid dei servizi centrali della polizia egiziana, la fonte indica altri due nomi: il generale Alaa Azmi, indicato come «vice-direttore delle indagini criminali di Giza» e Ahmed Aziz, di cui non viene precisato ruolo o grado.
«Sono accompagnati da un inquirente italiano che segue il caso in Egitto», precisa la fonte, sostenendo che la delegazione ha rinviato di un giorno la partenza «per finalizzare i dossier sul caso».
E inizierà intorno alle 10 di giovedì 7 marzo l’incontro tra inquirenti italiani ed egiziani che lavorano da circa due mesi sulla morte di Giulio Regeni, avvenuta al Cairo in circostanze ancora da chiarire.
Ad ospitare il vertice dovrebbe essere la scuola di polizia, in via Guido Reni. In base a quanto si apprende, alla riunione prenderanno parte il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone e il sostituto Sergio Colaiocco oltre ai massimi dirigenti dello Sco e dei carabinieri del Ros.
Anche la delegazione egiziana sarà formata da dirigenti delle forze dell’ordine e magistrati.
Nella prima fase dell’incontro avverrà lo scambio dei documenti e in particolare quanto sviluppato in questi due mesi dagli inquirenti italiani ed egiziani.
Immagini video, tabulati telefonici, referti e verbali: è il «materiale probatorio» che l'Italia chiede da molte settimane all'Egitto per far luce sull'omicidio del ricercatore friulano - il cui cadavere fu scoperto il 3 febbraio scorso lungo la strada che collega la capitale egiziana ad Alessandria - e che spera di avere nell'incontro che inquirenti ed investigatori dei due Paesi avranno, giovedì 7 aprile, a Roma.
Per l'Italia saranno presenti il Procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone, il pm Sergio Colaiocco e gli investigatori del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri che seguono il caso.
Gli egiziani arrivano al tavolo con un dossier sulla morte del ricercatore italiano di duemila pagine che include un esame compiuto su 200 persone di diverse nazionalità che avevano rapporti con la vittima.
Ma non è detto che si tratti dei documenti richiesti più volte dall'Italia, ritenuti indispensabili per fare passi in avanti verso la verità, dopo i depistaggi - ultimi quello di un omicidio commesso da una banda di rapinatori e di un «incrocio» tra l'omicidio Regeni e un traffico di reperti archeologici gestito da una banda locale - da parte delle autorità egiziane, censurati pubblicamente dal governo italiano.
L'interesse italiano è su più fronti, a cominciare dai video dei luoghi frequentati da Regeni il 25 gennaio (giorno della scomparsa), nel tentativo di individuare il ricercatore, o suoi amici, o persone la cui identificazione può essere di interesse investigativo.
Ugualmente, le immagini video potrebbero essere utili - secondo gli investigatori - per individuare furgoni o automobili sospette, che potrebbero in qualche modo essere in collegamento con la scomparsa di Regeni. L'Italia chiede con insistenza anche i dati raccolti dalle celle telefoniche dei luoghi sicuramente frequentati quel 25 gennaio da Regeni, la cui «lettura» potrebbe dare una svolta decisiva alle indagini.
E, inoltre, ogni elemento raccolto dalle autorità egiziane relativo al periodo dal 25 gennaio al 3 febbraio, data, quest'ultima, del ritrovamento del cadavere. Non solo: gli investigatori vorrebbero anche copia del verbale di ritrovamento del cadavere di Regeni, per verificare la compatibilità della descrizione della salma con quanto rilevato al momento dell'autopsia.
E, inoltre, i verbali di tutte le testimonianze raccolte dagli investigatori egiziani: sia quelle degli amici del giovane italiano, sia quelle delle altre persone ascoltate dalla polizia.
E ancora, una parola definitiva sul ritrovamento, il 24 marzo scorso, dei documenti di Giulio Regeni nell'abitazione della sorella del capo di una banda specializzata in sequestri e rapine di stranieri.
Infine, gli investigatori italiani - secondo quanto si è appreso - potrebbero chiedere anche informazioni sull'interesse che le autorità egiziane avessero per le ricerche di Regeni, in particolare per i suoi incontri con il sindacato degli ambulanti e per quel progetto, solo abbozzato e forse non gradito al Cairo, che era nella mente del ricercatore italiano, di chiedere un finanziamento da 10mila sterline alla Antipod Foundation per promuovere un programma di sviluppo proprio in Egitto.
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