“Ecco chi ha ucciso Giulio Regeni”, l’accusa anonima arriva via mail a Repubblica

Racconta una storia che ricostruisce cosa sarebbe accaduto a Giulio tra il 25 gennaio e il 3 febbraio. Una storia che porta dritta al cuore degli apparati di sicurezza egiziani, civili e militari, della polizia di Giza, del Ministero dell'Interno, della Presidenza. Gli egiziani pronti a sacrificare un generale dei Servizi

UDINE. Una persona anonima, che si dice appartenente alla polizia segreta egiziana, ha scritto mail al quotidiano “Repubblica”, ora acquisita dalla procura di Roma, spiegando chi e come avrebbe ucciso Giulio Regeni.

Renzi: ci fermerà solo la verità. Al-Sisi: verità anche su egiziano scomparso
Italian Prime Minister Matteo Renzi during a meeting in Rome with Egypt president Abdel Fattah El Sisi, 24 November 2014. ANSA/ANSA/ PALAZZO CHIGI/ TIBERIO BARCHIELLI-FILIPPO ATTILI +++ HO - NO SALES, EDITORIAL USE ONLY +++

Racconto, secondo il quotidiano, credibile visto che racconta particolari, in particolare sulle torture, che solo chi è a conoscenza dei fatti poteva sapere.

La storia raccontata «porta dritta al cuore degli apparati di sicurezza egiziani, civili e militari, della polizia di Giza, del Ministero dell’Interno, della Presidenza».

«L’ordine di sequestrare Giulio Regeni - scrive l’Anonimo - è stato impartito dal generale Khaled Shalabi, capo della Polizia criminale e del Dipartimento investigativo di Giza».

Nella caserma di Giza, Giulio «viene privato del cellulare e dei documenti e, di fronte al rifiuto di rispondere ad alcuna domanda in assenza di un traduttore e di un rappresentante dell’Ambasciata italiana», viene pestato una prima volta.

Quindi, tra il 26 e il 27 gennaio, «per ordine del Ministero dell’Interno Magdy Abdel Ghaffar», viene trasferito «in una sede della Sicurezza Nazionale a Nasr City».

Ma Giulio continua a non voler parlare senza l’assistenza della nostra ambasciata.

«Viene avvertito il capo della Sicurezza Nazionale, Mohamed Sharawy, che chiede e ottiene direttive dal ministro dell’Interno su come sciogliergli la lingua. E così cominciano 48 ore di torture progressive».

Giulio però non cede. Ed è allora - ricostruisce l’Anonimo a Repubblica - che il ministro dell’Interno decide di investire della questione «il consigliere del Presidente, il generale Ahmad Jamal ad-Din, che, informato Al Sisi, dispone l’ordine di trasferimento dello studente in una sede dei Servizi segreti militari, anche questa a Nasr city, perchè venga interrogato da loro».

E le torture continuano finchè Giulio non crolla «e a nulla valgono i tentativi dei medici militari di rianimarlo». Dopo la sua morte, sempre secondo quello che sostiene l’anonimo, «Giulio viene messo in una cella frigorifera dell’ospedale militare di Kobri al Qubba, sotto stretta sorveglianza e in attesa che si decida che farne».

La «decisione viene presa in una riunione tra Al Sisi, il ministro dell’Interno, i capi dei due Servizi segreti, il capo di gabinetto della Presidenza e la consigliera per la sicurezza nazionale Fayza Abu al Naja».

«Nella riunione venne deciso di far apparire la questione come un reato a scopo di rapina a sfondo omosessuale e di gettare il corpo sul ciglio di una strada.

Il corpo fu quindi trasferito di notte dall’ospedale militare di Kobri a bordo di un’ambulanza scortata dai Servizi segreti e lasciato lungo la strada Cairo-Alessandria».

Gli egiziani pronti a "sacrificare" un generale. Secondo fonti al Cairo della Stampa, il nome che l'Egitto "sacrifichera" per la responsabilità della morte di Giulio Regeni potrebbe essere quello del generale Khaled Shalabi.

Lo riporta oggi lo stesso quotidiano. Shalabi è l'alto ufficiale della Sicurezza nazionale incaricato del caso Regeni; già condannato nel 2003 da un tribunale di Alessandria per aver torturato a morte un uomo e falsificato i rapporti della polizia, ma reintegrato dopo la sospensione della sentenza.

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