I friulani a Bruxelles: «In strada tanta paura e persone in lacrime»

Le prime parole dei cittadini del Friuli Venezia Giulia che si trovavano in Belgio al momento degli attentati
Gli attentati a Bruxelles: il liveblog

BRUXELLES. «L’aeroporto di Bruxelles, il martedì mattina è rush hour, il momento di massima presenza di parlamentari, funzionari e lobbysti: i terroristi non hanno scelto certamente a caso il giorno in cui scatenare il panico».

All’altro capo del telefono c’è Marco Gombacci, triestino di casa a Bruxelles. Lui editore dell’European Post e vicepresidente del Demyc, una delle associazioni del Partito popolare europeo, stava andando in Parlamento quando sono scoppiati gli attacchi in aeroporto e, poco dopo, in metro.

«La fermata di Maelbeek – racconta – si trova esattamente a metà strada tra il Parlamento e la Commissione europea, un passaggio quasi obbligato per chi deve raggiungere le sedi delle istituzioni comunitarie. In strada c’è il panico. Vivo a Bruxelles da tanti anni, ma è la prima volta che vedo così tanta gente impaurita, persone che corrono verso casa e signore in lacrime».


Risponde dall’aeroporto di Liegi, invece, Marco Zanolla, componente della segreteria del gruppo consiliare del Pd partito questa mattina da Treviso per una visita al Parlamento di Bruxelles assieme ad altri dodici “dem” del Friuli Venezia Giulia, mentre altri cinque si trovavano già in Belgio, ma sono bloccati in albergo senza poter uscire.

«Non sappiamo nulla – spiega – e attendiamo indicazioni dalle autorità. Dovevamo atterrare a Charleroi, ma in volo, dopo che si è diffusa la notizia degli attentati, ci hanno spiegato che saremmo arrivati a Liegi. Aspettiamo, non possiamo fare altro».

A Bruxelles da tempo, quindi, c’è Giulia Larato. Anconetana di nascita, vive da sei anni tra Gorizia e Trieste e sta svolgendo uno stage al Parlamento europeo.

Uno choc nello choc, quello di questa mattina, per Giulia che già un anno fa ha dovuto cancellare dalla sua mente le immagini dell’attentato a Charlie Hebdo. Perché lei c’era, a Parigi, quel maledetto 7 gennaio del 2015, come c’era questa mattina a Bruxelles.

«Sono ancora incredula – spiega –: ho saputo quello che stava accadendo ascoltando la Bbc, mentre stavo uscendo di casa. Dopo Parigi ero convinta che il terrorismo non si sarebbe fermato e, purtroppo, non mi sbagliavo. Adesso l’importante è soltanto seguire le indicazioni della autorità. I servizi di sicurezza del Parlamento hanno inviato una mail a tutti i dipendenti con la quale spiegano cosa si possa fare e quello che, invece, è vietato. Dobbiamo soltanto farci forza e attendere le decisioni della polizia».

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