I preti di frontiera: "Anche i simboli dell’Islam nelle scuole della regione"

UDINE. Migranti e simboli religiosi nelle scuole. Pace e nonviolenza. Terrorismo e fobia dell’Islam. Giustizia e carcerati.
Non delude, come di consueto, la tradizionale “Lettera di Natale” edizione 2015 dei “preti di frontiera”, presentata ieri al Centro Balducci di Zugliano e intitolata “Vivere la Misericordia”, nel solco dell’Anno Santo voluto da papa Francesco.
«Si sono accese di recente polemiche sulla presenza di simboli religiosi nelle scuole - scrivono i 12 sacerdoti, che quest’anno annoverano due new entry nel gruppo, don Pierino Ruffato e don Paolo Iannaccone -. Noi esprimiamo la convinzione dell’importanza di affermare la laicità, come dimensione di partenza per tutte le persone nelle scuole, nella politica, nelle istituzioni.
L’autentica laicità garantisce il pluralismo delle culture e delle fedi religiose diverse. Consideriamo una grande possibilità storica, in termini religiosi una “grazia” che le aule scolastiche diventino un laboratorio permanente dell’incontro fra le diversità, nella conoscenza, nel rispetto, nella reciprocità che arricchisce.
I simboli e i canti religiosi delle diverse culture e fedi possono quindi diventare un’educazione continua. Avvertiamo tutto il resto come povertà culturale e spirituale e anche come grossolana strumentalità».
«Sì al crocifisso nelle aule e sì al presepe a Natale - specifica don Pierluigi Di Piazza -, ma diciamo di sì nel contempo ai simboli del Ramadan o di altre importanti ricorrenze di diverse religioni».
Capitolo profughi. Don Mario Vatta (fresco San Giusto d’oro) ha ripercorso le tappe dell’esperienza virtuosa triestina, sostenendo che «se in 12 anni abbiamo dato 107 mila volte un letto a persone di 91 Paesi e anche a tanti triestini e se Trieste è una città sicura perchè accogliente, mi domando come mai non si riesca a fare altrettanto a Udine, Pordenone o Gorizia».
Ecco quindi i riflettori puntati su chi fa, secondo i preti di frontiera, ancora troppo poco: Regione e Comuni. «Si deve evidenziare con tristezza - si legge nella lettera - la scarsa disponibilità all’accoglienza dei Comuni del Friuli Venezia Giulia: pare proprio che la memoria storica dell’emigrazione poco o nulla insegni e neanche l’esperienza di solidarietà nel periodo successivo al terremoto del 1976.
In posizione difensiva gli esponenti della politica regionale affermano che il problema non esiste, perché le persone non accolte sono quelle che eccedono il numero stabilito dal piano di accoglienza del Ministero. Se questo programma fosse attuato non ci sarebbero persone in strada.
Ci si permette di evidenziare l’incongruità umana ed etica di questa affermazione: le persone non sono mai numeri, né eccedenze e come tali devono essere trattate comunque e sempre.
Non entriamo nel merito se e come le comunità parrocchiali della nostra regione abbiano accolto l’invito di papa Francesco rivolto a tutte quelle dell’Europa. Ciascuna, a cominciare da quelle in cui viviamo come preti, risponderà al Vangelo di Gesù: “Ero forestiero e mi avete, o non mi avete accolto”».
Don Giacomo Tolot ha poi ribadito che «è necessario sconfiggere la paura, radice di guerra e terrorismo. Guai evocare il nucleare militare», don Piergiorgio Rigolo ha posto attenzione sul dramma dei carcerati visto che «anche le parrocchie non sono esempio di accoglienza per i detenuti e i loro familiari», infine don Paolo Iannaccone ha sottolineato che la Chiesa di Francesco «ha un volto sobrio, inclusivo e inquieto».
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