L’arcivescovo ai politici: Misericordia indispensabile per creare un vero bene comune

UDINE. «Pongo a me e a voi una domanda: l’Anno Santo della Misericordia ha un suo messaggio attuale anche per chi ha responsabilità politiche e amministrative?».
L’Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, ha aperto così, con questa domanda, il tradizionale incontro natalizio con amministratori e politici del territorio tenutosi nella Sala Paolino d’Aquileia, a Udine.
Un richiamo dunque forte al Giubileo straordinario, aperto da Papa Francesco martedì 8 dicembre e che vedrà l’apertura della porta della Misericordia anche in Diocesi, nella Cattedrale di Udine, domenica 13 dicembre alle 16.
«Potrebbe sembrarci improprio e strano parlare di misericordia in ambito sociopolitico – ha proseguito l’Arcivescovo –. Non è questo, però, il pensiero di Papa Francesco e, più in generale, della Dottrina sociale della Chiesa che considera la virtù della misericordia come elemento indispensabile per creare un vero bene comune». Da qui Mons. Mazzocato ha dunque indicato alcune «situazioni del nostro tempo» che solo grazie a questa virtù «possono essere affrontate nel modo migliore».
In tema di giustizia sociale L’Arcivescovo ha evidenziato come «quando nel cuore si insinua il tarlo dell’individualismo, inizia un progressivo scivolamento dalla cultura del diritto alla cultura delle pretese». «La persona – ha continuato – guarda solo a ciò che ritiene gli spetti per diritto senza avere uno sguardo più ampio, che tenga conto anche degli altri che ha vicino e delle risorse disponibili. Così, dalla giustizia sociale che tutela tutti si può passare alle tensioni e ai conflitti con l’inevitabile sopraffazione dei più forti, duramente denunciata da Papa Francesco sia nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium che nell’enciclica Laudato si’».
E il pensiero dell’Arcivescovo è andato al tema dell’assistenza e della sanità, in particolare – ha evidenziato – «non posso non pensare a quanti di quei circa 1.800 bambini, eliminati ogni anno nei nostri ospedali con la pratica dell’aborto, potrebbero arricchire il popolo friulano se ci fosse una più convinta e misericordiosa assistenza alle donne e alle altre persone coinvolte in quei drammi».
Un altro campo su cui si è soffermato l’Arcivescovo è quello della famiglia: «Non entro qui nel complesso dibattito in corso, anche nel nostro Paese, riguardante le problematiche concernenti le varie forme di relazione affettivo-sessuale e i modi conseguenti di generare o accogliere figli. Sottolineo solo che la Chiesa si è sentita chiamata ad attirare con forza l’attenzione sulla famiglia perché su di essa si sta stendendo come un velo di silenzio.
Inevitabile poi il riferimento forte alla situazione dei tanti «uomini, donne e bambini che fuggendo da incubi di guerra, miseria e sempre più spesso anche di persecuzione religiosa e politica, approdano in modi fortunosi nella nostra porzione di mondo».
«I flussi migratori – ha dunque spiegato mons. Mazzocato –sono un fenomeno oggettivamente complesso da governare e pongono non pochi e sensati interrogativi sulle reali possibilità di integrazione ed anche sulla misura delle effettive nostre capacità di accogliere seriamente. Si tratta di una questione delicata, impossibile da sciogliere se si oscilla tra eccessi di ingenua apertura ed eccessi di irragionevole rifiuto e paura. Recenti e tragiche azioni di violenza inconsulta, perpetrate in Europa o nei Pesi mediorientali hanno ulteriormente acuito le tensioni».
«Davanti, però, all’emergenza umanitaria – ha aggiunto con forza –, i se e i ma vengono dopo, e la rete di cooperazione che le più alte istituzioni e le più locali comunità sono in grado di attuare per un pronto soccorso all’umanità ferita è la prima reazione di una civiltà che meriti questo nome. Le nostre comunità, spesso piccole, vanno, poi, coinvolte attivamente nei progetti di accoglienza. È quanto stiamo cercando di fare metodicamente con la nostra Caritas diocesana».
Ampia la riflessione dell’Arcivescovo sull’ambiente, invitando il Friuli ad essere «laboratorio di ecologia integrale» che «non si limita, però, all’intelligente salvaguardia dell’ambiente naturale ma guarda anche alle comunità umane che lo abitano. Propone stili buoni di relazione anche nelle sedi della vita sociale e politica».
«Ad esempio – ha proseguito –, da chi presiede le diverse istituzioni le persone si aspettano passi benevoli, delicati, rispettosi, passi di misericordia. Non sfugge a nessuno l’esigenza di progetti di ammodernamento, razionalizzazione, risparmio, riforma di tutti i sistemi umani. Perché essi, però, giungano a buon fine è necessaria la sapienza di camminare insieme. Siccome operiamo sulla carne di comunità piccole inserite in ambienti fragili, è misericordioso verso la realtà verificare ad un certo punto del cammino se stiamo facendo del bene alla realtà o se la stiamo costringendo a subire qualcosa di non abbastanza indovinato».
E infine il riferimento alla «tormentata scena internazionale» agitata da guerre e dalla recrudescenza del terrorismo islamista. «Giova anzitutto ricordare – ha sottolineato mons. Mazzocato – l’abissale differenza tra chi parla di Dio e chi parla con Dio. Chi crede davvero, prega, e chi prega apre il cuore a Dio e, di conseguenza, al prossimo. Chi, invece, invoca Dio in modo folle mentre compie una strage di innocenti non ha nulla a che fare con la religione; semmai pronuncia la peggiore delle bestemmie possibili. Gli uomini davvero credenti delle diverse religioni hanno sempre trovato modi rispettosi di coabitare e di cooperare».
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