Dal lavoro alle nozze finte, ecco i trucchi degli immigrati per non essere espulsi

Gli stranieri aggirano la legge e producono documenti falsi per restare in Friuli. Da gennaio a ottobre gli agenti dell’immigrazione hanno scoperto 350 casi
questura consegna permessi di soggiorno 09 marzo 2011 a Brescia Ph Fotolive Fabrizio Cattina
questura consegna permessi di soggiorno 09 marzo 2011 a Brescia Ph Fotolive Fabrizio Cattina

UDINE. Disposti a tutto pur di ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno. Anche a simulare un’assunzione fittizia, a sposarsi per finta, magari con persone molto più anziane e, ovviamente, anche a falsificare documenti. Gli stranieri che vivono in Friuli, colpiti come tutti dalla crisi economica, cercano spesso di non perdere, oltre al lavoro, anche la possibilità di restare in Italia. E così ricorrono a numerosi sotterfugi.

Gli investigatori dell’Immigrazione udinese ne hanno scoperti a centinaia di questi casi, circa 350 solo nei primi dieci mesi di quest’anno. Tante sono, infatti, le richieste di rinnovo rigettate dagli uffici di viale Venezia – diretti dal funzionario Stefano Pigani – al termine di una lunga serie di controlli incrociati nelle banche dati (per esempio Anagrafe, Inps, Agenzia delle Entrate) e di osservazioni dirette. In tutto, nel periodo in questione, sono stati avviati oltre ottocento procedimenti di controllo dei requisiti, in particolare di quelli reddituali. L’attività ispettiva della polizia è sempre scaturita da irregolarità contenute nei documenti oppure da dati contraddittori.

Gli agenti hanno smascherato “sposini” non conviventi, coppie in cui uno evidentemente aveva pronunciato il fatidico sì solo per ottenere la cittadinanza e l’altro – sempre stando a quanto appurato dagli investigatori –, per prestarsi al “gioco”, aveva ricevuto in cambio una modesta somma di denaro.

E non sono mancati uomini stranieri che hanno deciso di sposare italiane (quasi sempre persone che stavano vivendo una situazione di disagio socio-economico) più “vecchie” di venti o trent’anni, pur di essere a posto con le carte di soggiorno. Inevitabile, di fronte a simili circostanze, la revoca o il mancato rinnovo dei documenti.

C’è poi chi prova a barare sui test di italiano. Il personale della questura non di rado va a fare controlli nelle scuole o negli istituti in cui si svolgono le prove. E quando è chiaro che lo straniero proprio non “mastica” la nostra lingua è possibile richiedere una nuova verifica delle sue reali conoscenze.

Per quanto riguarda le dichiarazioni relative al reddito e all’occupazione, i casi di falso non si contano. In un’unica operazione la Squadra mobile udinese ha trasmesso quest’anno alla Procura delle Repubblica oltre cento notizie di reato. Se si tratta di lavoro dipendente, spesso i contratti risultano fittizi, mentre gli autonomi presentano preventivi contabili che non corrispondono alle dichiarazioni dei redditi e nemmeno ai versamenti d’imposta.

C’è qualcuno che è stato scoperto a non pagare i contributi da anni e qualcuno che non li aveva mai versati. Infine, alcuni stranieri non hanno mai dichiarato i figli perché altrimenti non sarebbero rientrati nei requisiti di reddito richiesti. Solo grazie ad accertamenti anagrafici sono emersi casi in cui stranieri che percepivano già una pensione all’esterno ne avevano richiesta una anche in Italia.

Insomma, i modi per cercare di aggirare la legge sono tanti. Ma gli agenti dell’Immigrazione ormai li conoscono quasi tutti. Udine da tempo è il primo approdo di centinaia e centinaia di extracomunitari che arrivano principalmente dal Nordafrica e dai Balcani. I poliziotti sono chiamati a valutare con attenzione e competenza, ma anche umanità ogni caso. E tante volte sono loro a indicare alla famiglie in difficoltà i modi più semplici per risolvere piccoli e grandi problemi e riuscire così ad avere le carte in regola.

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