Porto Nogaro vale 30 milioni: la vendita sanerebbe il “buco”

È l’unica proprietà dell’Aussa Corno non gravata da ipoteca Querelle a distanza Regione-M5s sui contributi al consorzio
Di Francesca Artico

SAN GIORGIO DI NOGARO. Trenta milioni di euro. Questo è quanto vale lo scalo di Porto Nogaro, ovvero i terreni retrobanchina e le infrastrutture portuali, che il commissario liquidatore del Consorzio Aussa Corno, Marco Pezzetta, è pronto a mettere sul mercato. Se l’operazione dovesse andare a buon fine, questo denaro andrebbe a coprire una consistente parte del debito contratto dall’ente consortile con gli istituti di credito, cioè dei 77 milioni di euro. L’area infrastrutturata è infatti l’unica proprietà del Consorzio Ziac non gravata da ipoteche, per cui immediatamente vendibile.

Gli operatori portuali (le due imprese di movimentazione merci, la case di spedizione e le agenzie marittime, ma anche ormeggiatori e piloti), che da tempo manifestano la loro preoccupazione sul futuro dello scalo dopo un anno difficile per i traffici, non fanno commenti sulla vendita del porto, ma dai loro volti traspare chiaramente un forte malessere. Ricordiamo che per il secondo anno consecutivo si rischia di non superare il milione di tonnellate di merci movimentate, fatto di per se che grave che mette in crisi quella che è la più grande azienda insediata nell’area industriale di San Giorgio: 450 addetti diretti e circa mille dell’indotto.

Si teme che l’unico porto della provincia sia “assorbito” da quelli di Monfalcone e Trieste, preoccupazione manifestata anche dal presidente della Provincia Pietro Fontanini che in questi giorni ha ribadito che «il Friuli ha il suo porto e un’area industriale importantissima che vogliamo rimangano patrimoni della collettività e non diventino terra di conquista».

Sulle vicende dell’Aussa Corno è da registrare la querelle a distanza tra il M5s e la Regione sulla legittimità dei contributi regionali concessi all’ente consortile e poi revocati (3 milioni di euro) e poi riassegnati tramite un emendamento. Il consigliere regionale Cristian Sergo ribadisce che sulla legittimità dell’operazione Bolzonello ha detto in aula che «gli atti della giunta sono improntati alla massima trasparenza e legittimità. Noi – dice Sergo – non abbiamo messo in discussione gli atti della giunta, noi discutiamo l’emendamento del consiglio regionale, diventato legge con cui si confermavano dei contributi già revocati. Ora, se davvero tutto fosse regolare e legittimo come si sostiene, qualcuno dovrebbe spiegare perché la giunta regionale può chiedere pareri a terzi e non lo possa fare il M5s».

Sulle vicende della Ziac, Sergo sottolinea che è vero che il M5s ha partecipato alle riunioni sul consorzio, ma è anche vero che la sua posizione è quasi sempre stata in dissenso sulle politiche gestionali dello stesso. «Lo dimostrerebbe il voto contrario alla prima mozione presentata per “salvare” l’ente, che senza i 5 voti contrari dei 5 stelle sarebbe passata all’unanimità». Infine ricorda che non compare sul verbale della riunione del 21 luglio (“posto sotto sequestro dalla Procura”) le domande poste alla dirigenza Ziac, alle quali, questa, «non ha ritenuto di dover rispondere. Perché?».

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