Vede in aula la donna che lo evirò: "Fate giustizia"

UDINE. La sua esistenza è stata irrimediabilmente compromessa. C’è il danno fisico, gravissimo, e ci sono anche le non meno preoccupanti ricadute psicologiche.
E allora, di fronte al magistrato che dovrà decidere le sorti giudiziarie della sua “eviratrice”, il militare di 34 anni che, lo scorso 1° febbraio, è rimasto vittima del gioco erotico di Carolina De Brito Peres non può che invocare giustizia. Il processo sarà discusso con giudizio abbreviato il prossimo 10 dicembre e la sentenza potrebbe arrivare quel giorno stesso.
Il rinvio è stato deciso dal gup del tribunale di Udine, Emanuele Lazzàro, al termine dell’udienza con la quale, ieri, ha ammesso l’imputata al rito alternativo chiesto dalla difesa e condizionato all’esame del proprio consulente, lo psichiatra Marco Stefanutti. In aula, a pochissima distanza l’uno dall’altra, c’erano entrambi: lei, arrivata dal Coroneo di Trieste, dov’è sottoposta alla misura della custodia cautelare in carcere, accompagnata da tre agenti di polizia penitenziaria; e lui, zoppicante e appoggiato ancora a una stampella.
Non si vedevano da allora. Da quel terribile pomeriggio di nove mesi fa, quando lei, 31 anni, originaria del Brasile e residente a Tavagnacco, dopo avergli coperto la visuale con un lenzuolo, mentre si trovavano nella camera da letto dell’appartamento di via Maniago 3, a Udine, in cui abitava con altre ragazze, gli tagliò il pene con un coltello. Un banalissimo coltello da cucina con lama di 20 centimetri.
Ma sufficiente a tranciargli l’organo. Liberatosi dalla ragazza e spaccato il vetro della porta che lei stessa aveva chiuso a chiave, l’amico era sceso in strada e si era precipitato in auto in Pronto soccorso. E lì, portato precipitosamente in sala operatoria, un’équipe di professionisti glielo aveva riattaccato, in quattro ore di intervento. I due, seppure saltuariamente, avevano cominciato a frequentarsi dalla notte di San Silvestro.
«Il mio desiderio è che sia fatta giustizia», ha affermato il militare, affidando le proprie parole all’avvocato Giovanni Stellato, con il quale proprio ieri si è costituito parte civile.
«Confido in una pena adeguata alla gravità del fatto», ha aggiunto. A insistere sullo stato in cui si trova è lo stesso difensore. «È ancora molto provato e debilitato – ha detto l’avvocato Stellato –. Ciò che ha subìto è un atto di una violenza inaudita, come pochi mai visti in questo tribunale. La sua, adesso – continua –, è una vita di sofferenze e disagi. E non è affatto finita: dopo quasi cinque mesi di ricovero in ospedale, dovrà essere sottoposto ancora ad altri pesanti interventi chirurgici».
Alla prossima udienza, prima di passare alla discussione, saranno sentiti sia il consulene di parte, sia - su richiesta del pm Claudia Danelon - lo psichiatra Gaetano Savarese, cioè il perito che il gip aveva incaricato di stabilire lo stato mentale dell’indagata e che aveva concluso per una capacità d’intendere e di volere, al momento dei fatti, «grandemente scemata, ma non totalmente esclusa».
Nel chiedere il giudizio abbreviato, il difensore di Carolina ha condizionato il rito anche all’acquisizione di tre precedenti sentenze, con le quali la sua cliente era stata assolta da reati minori «per vizio totale di mente», e di altra documentazione medica, oltre che di una querela che la ragazza aveva sporto (e poi ritirato) nel novembre del 2014, dopo che il suo ex fidanzato l’aveva buttata fuori dall’auto in corsa.
Molto, comunque, dipenderà dall’esito del confronto tra i consulenti. Nel discostarsi dalle conclusioni del perito, Stefanutti aveva evidenziato «la continuità psicotica fra il fatto reato, dalla manifesta violenza sintomatica, il successivo, immediato ricovero psichiatrico, e ancora l’ulteriore e più clamoroso sviluppo psicotico presentato in carcere». Ed è proprio alle condizioni di Carolina durante la detenzione e al trattamento riservatole dalla struttura penitenziaria che aveva fatto ampio riferimento nella propria disamina.
«Nel corso dell’accesso del 16 marzo – aveva scritto –, la De Brito è stata rinvenuta isolata in cella, con numerosi lividi ai quattro arti, diffusamente dolorante e in grado di camminare solo con difficoltà e sostenuta da terzi. Inoltre, lo stato psichico deponeva per l’assoluto distacco dal reale».
L’udienza di giovedì, intanto, è stata per lei l’occasione per riabbracciare i propri cari. Ad attenderla davanti all’aula, infatti, c’erano sia la madre e le sorelle, sia la nonna giunta appositamente dal Brasile.
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