San Giorgio, ombre sulla riapertura della Palini e Bertoli

SAN GIORGIO DI NOGARO. Ombre sulla riapertura della Evraz Palini e Bertoli a meno di un mese dalla fine della cassa integrazione straordinaria. Evraz, all’ennesimo incontro, resta vaga sulla data di...
Di Francesca Artico

SAN GIORGIO DI NOGARO. Ombre sulla riapertura della Evraz Palini e Bertoli a meno di un mese dalla fine della cassa integrazione straordinaria. Evraz, all’ennesimo incontro, resta vaga sulla data di riavvio dell’impianto sangiorgino, e i sindacati di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil, preoccupati chiamano in causa Regione e Confindustria. Intanto, venerdì 30 ottobre, alle 11, in sala consiliare, assemblea dei lavoratori per fare il punto. Se per allora non ci saranno novità, i sindacati in accordo con i lavoratori, avvieranno nuove azioni di protesta.

«Ad un mese dalla fine della Cigs - dicono Giuseppe Mazzotta (Fiom) e Francesco Barbaro (Fim) -, il management locale non ci ha ancora comunicato la data della riapertura, non conosciamo il modo con cui i lavoratori rientreranno in azienda e come rientreranno. A questo punto chiediamo all’assessore Sergio Bolzonello, presente alla sottoscrizione dell’accordo di un anno fa, che faccia rispettare gli impegni presi allora da Epb, che riguardano anche la riduzione dei salari. Si faccia inoltre promotore di un incontro per fare chiarezza sulla situazione. Stessa cosa chiediamo al presidente di Confindustria che ha tanto mediato per il raggiungimento dell’accordo. Prendiamo atto che gli investimenti promessi sono stati fatti, ma vogliamo certezze sulla ripresa del lavoro per non trovarsi il 23 novembre a dover presentare una nuova domanda di Cigs. Non vogliamo dichiarazioni di genere, vogliamo solo chiarezza anche nei confronti dei lavoratori che in questo momento sono impegnati nei lavori socialmente utili e sono distaccati in altre aziende, e di quelli che sono a casa». Ricordiamo che il piano industriale presentato un anno fa prevedeva il graduale rientro entro fine anno dei 116 dipendenti dopo il termine della Cigs. Sul piano salariale prevedeva per il primo anno l’aumento del 20%, nel secondo del 40, nel terzo del 70.

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