Sono sempre più italiane a voler fare le badanti

UDINE. Fare la badante non è più “aspirazione lavorativa” soltanto di donne straniere. Ora anche le italiane si propongono per prestare assistenza agli anziani o svolgere attività domestiche. Tanto che, nel giro di appena un anno, il programma Sistema di conciliazione integrato (Siconte) della Regione ha registrato in provincia, come in tutto il Fvg, un raddoppio di iscritti (per la stragrande maggioranza donne) di nazionalità italiana: dal 14,8% nel 2013 sono salite al 30% nel 2014. Percentuale superiore a quella delle rumene (26%) o delle ucraine (11%).
Attività degli sportelli Siconte
Siconte, con i suoi sportelli collocati nelle sedi territoriali dei centri per l’impiego, si rivolge alle persone e alle famiglie in cerca di un collaboratore domestico come badante, colf, baby sitter o di qualcuno in grado di assistere disabili. «Gli sportelli – sottolinea il coordinatore operativo Anna Cragnolini – offrono gratuitamente la possibilità di individuare la persona più adatta alle proprie esigenze, ma anche l’assistenza a tutte le pratiche legate alla contrattualizzazione e alla gestione del rapporto di lavoro».
È attivo anche un servizio di infopoint, che fornisce informazioni per esempio su come effettuare sostituzioni, gestire malattie e ferie o come ottenere contributi economici per le assunzioni (anche di familiari).
Gli iscritti: datori e lavoratori
Nel 2014 agli sportelli del territorio provinciale si erano rivolte 849 famiglie (datori) per avere un aiuto, mentre si erano iscritti 1.899 lavoratori. Fra questi, come si diceva, la percentuale più alta (30%) era rappresentata da italiani, cui seguivano le altre nazionalità. Un fatto, questo, che può essere collegato alla crisi. «Quello della cura alla persona – considera Franco Colautti, segretario generale della Cisl Alto Friuli – è un settore in controtendenza rispetto agli altri profili occupazionali.
E l’aumento delle italiane attesta la necessità di molte connazionali di reinventarsi professionalmente cogliendo questa opportunità di lavoro». «Molte donne – spiega Cragnolini – si sono ritrovate in cassa integrazione o in mobilità e si sono iscritte, ma questo – ci tiene a precisare – non significa che siano preparate a svolgere assistenza agli anziani o a prendersi cura di un bambino. Se prima svolgevano una professione completamente diversa e non hanno mai avuto esperienza in materia, neanche in famiglia, devono necessariamente prima formarsi».
Nel corso degli anni si è ridotta l’offerta, passando dalle 2.483 schede presentate dai lavoratori nel 2012 alle 2.419 nel 2013 e, appunto, alle 1.899 nel 2014. Le richieste sono state 784 nel 2012, poi scese a 751 nel 2013 e poi salite a 849 l’anno scorso.
Contratti stipulati e voucher
Dopo un’attenta selezione («attraverso lunghi colloqui, fissati tramite appuntamento, sia con i richiedenti sia con i lavoratori, volti a sondare esigenze e carattere»), alla famiglia viene proposta una rosa di candidati «tra quelli giudicati più idonei a svolgere il tipo di servizio richiesto» e se c’è la figura “giusta” si procede alla stipula del contratto. Nel 2014 domanda e offerta si sono incontrate in 945 casi, 936 sono stati i contratti firmati nel 2013 e 917 nel 2012.
Quanto ai voucher di lavoro accessorio in ambito domestico, l’anno scorso sono stati 65 e 44 nel 2013. «In base al tipo di necessità, si consiglia contratto o voucher. Gli sportellisti – indica Cragnolini – si occupano della lettera di assunzione e della comunicazione all’Inps, facendo riferimento al contratto collettivo nazionale del domestico, tutto gratuitamente».
Baby sitter e servizi territoriali
«Ora è stata superata l’idea di essere solo lo “sportello badanti” – continua il coordinatore operativo – trasformandosi in uno sportello di conciliazione per aiutare la famiglia e soprattutto la donna a mantenere il posto di lavoro grazie a un aiuto in casa. Per questo è stato aperto il servizio di baby sitter e abbiamo distinto i due percorsi che necessitano di una formazione diversa: quello di badanti, che accompagnano l’anziano verso la fine della vita, e quello di chi si prende cura di una vita appena sbocciata e alla quale deve garantire un percorso educativo». Molte, poi, sono le richieste e le informazioni fornite sui servizi che offre il territorio per tutte le fascie di età.
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