Consorzio Aussa Corno addio, i soci nominano 3 liquidatori

Sono Cudicio, Sguassero e Pezzetta. Ok al bilancio 2014 in rosso per 2 milioni. Il sindaco Fasan tuona contro Fontanini e mette in guardia sull’offerta lombarda

UDINE. Via alla messa in liquidazione del Consorzio Aussa Corno. Ieri l’assemblea dei soci ha nominato tre liquidatori: l’ex presidente del Cda Giorgio Cudicio, il suo vice Marco Sguassero e il revisore dei conti Marco Pezzetta. Ora spetterà alla Regione ratificare le nomine.

Votato anche il bilancio 2014, revisionato in questi ultimi giorni, che da una perdita di 16 milioni è passato, con i ritocchi al valore patrimoniale, a circa 2 milioni di passivo. E via libera anche alla fusione con il Cipaf e la Ziu udinese, mentre per ora resta fuori l’Interporto di Cervignano.

Sintetico il commento di Cudicio: «Dovremo lavorare duro per il bene del Consorzio». Pragmatico il sindaco di San Giorgio Pietro Del Frate, che sottolinea come la «situazione non sia delle più rosee, in quanto è stato accertato che il bilancio è in profondo rosso per la svalutazione degli immobili da parte del Cda. Comunque è stato approvato e oggi parte una nuova fase per uscire da questa grave situazione».

Ma le votazioni non sono state indolori. Durissima la reazione del sindaco di Torviscosa Roberto Fasan, che ha votato contro tutti gli ordini del giorno (ma anche i sindaci di Carlino, Marano e Bagnaria Arsa si sono astenuti sulle nomine dei tre liquidatori).

Fasan ha motivato la sua contrarietà ai nomi dei liquidatori, sostenendo che sono stati proposti all’ultimo minuto dal presidente della provincia Pietro Fontanini. «Non è la prima volta che parla a nome degli enti locali – ha tuonato Fasan –, che fa proposte all’ultimo minuto e tutti si devono adeguare. Ma adesso basta».

Fasan ha anche fatto mettere a verbale un ordine del giorno del 13 giugno 2013 in cui il revisore dei conti Cainero metteva in guardia i soci del Consorzio dalla manifestazione di interesse di un’azienda lombarda (la stessa che si ripropone ora), perché dopo una visura camerale risultava che il proprietario possedesse solo il 50 del capitale e che nell’altra ditta, una srl, avesse un capitale sociale di soli 10 mila euro. E sarebbe anche stato condannato per bancarotta. Cainero ammoniva inoltre di fare molta attenzione nel valutare le propose future e alla trattative dirette.

«Ho votato contro la fusione – chiude Fasan – perché non c’è un piano industriale sullo scorporo del Consorzio, tra quello che gestirà i servizi e quello che si accollerà il debito.

Nessuno mi ha risposto. Mauro Travanut che ha letto la lettera del sindaco di San Giorgio sulla manifestazione di interesse, come giustifica questa vicenda? Lui dovrà giustificarla in Consiglio regionale, ma il sindaco di San Giorgio ai sui elettori e al suo Consiglio comunale. O non si era a conoscenza di questi fatti, e allora sono degli sprovveduti, o c’è un piano ben preciso di cui pochi sanno. Voglio capire quindi se condividono che si continui a trattare con questi soggetti. Io andrò avanti fino all’ultimo grado di giudizio».

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