Elettrodotto, Legambiente in campo: l’opera resta necessaria ma va modificata

UDINE. Redarguiti dal Comitato per la vita del Friuli rurale, gli ambientalisti delle associazioni “storiche” riconoscono di non aver fatto molto per la causa dell’elettrodotto Redipuglia-Udine Ovest. Ma, con il comitato di Tibaldi e coi sette sindaci che ne hanno condiviso la vittoria al Consiglio di Stato, convergono nell’indicare come preferibile la soluzione interrata.
Con una sottolineatura e una distinzione importante che fa Michele Tonzar, responsabile regionale di Legambiente: «L’elettrodotto è un’opera necessaria perché serve a garantire l’interconnessione energetica». Come dire, non è un no tout court quello di Legambiente ma anche delle altre sigle. «Terna - aggiunge Tonzar - avrebbe dovuto considerare la possibilità dell’interramento. L’aver costruito senza attendere la sentenza è stato un errore clamoroso».
Italia nostra, per bocca di Michela Cafazzo, di Palmanova, rimarca l’impatto sugli abitati e il paesaggio dell’opera. «Andando a lavorare, lo scenario che avevo davanti con le montagne sullo sfondo – riferisce – da un giorno all’altro è stato interrotto da piloni e gabbie di ferro. Non è un bel guardare». Una sensazione condivisa da tanti, sui 40 chilometri della linea ormai quasi fatta.
«A Italia Nostra siamo contentissimi – riprende Cafazzo – che il Consiglio di Stato abbia posto l’accento sull’articolo 9 della Costituzione, abbiamo rispetto della battaglia dei sindaci. Non siamo contrari allo sviluppo, ma siamo per soluzioni per governarlo. Mi chiedo inoltre, da cittadina, se davvero sia così necessaria l’infrastruttura, per il Friuli. E preoccupa il rischio salute per le case vicine al tracciato aereo».
Renato Bosa, del direttivo, conferma che «questi piloni sono fortemente estranei al paesaggio rurale friulano. Se il paesaggio viene deturpato, ne risentirà anche l’immagine strettamente associata alla produzione tipica».
Il Wwf ha riferimento solo a Trieste non più a Udine. Gianluca Devido è un attivista del sodalizio che segue il territorio friulano in particolare per il problema del consumo di paesaggio. Sottolineando l’incertezza dell’esito, Devido sottolinea che, «se anche in questa fase fosse confermata la sentenza del Consiglio di Stato, non tutto l’elettrodotto sarà interrato, ma solo in prossimità delle zone di rispetto dei corsi d’acqua. La linea invece andava interamente interrata, l’impatto sarebbe stato sicuramente minore».

Più espliciti degli ambientalisti con cariche ufficiali, gli attivisti locali. Paolo Tubaro di Legambiente, residente a Pozzuolo, sottolinea come «le procedure di Via in Italia sono solo timbri, non rispettano l’effettivo coinvolgimento del territorio».
E Adriano Venturini, di Basiliano: «Ci si preoccupa di mandare a casa 150 operai? Per tirare giù i piloni, veri mostri ambientali, e interrare l’elettrodotto, ne servono 450».
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto









