Troppi rumori, l'azienda è assolta. Il giudice: non era zona residenziale

Nella sentenza i disagi degli abitanti vanno ricondotti alla programmazione urbanistica. «Creata contiguità con l’area industriale». L’opposizione: rilasciate troppe concessioni edilizie

TAVAGNACCO. Assoluzione piena per la Casini srl di Feletto Umberto, la ditta di rottami la cui rumorosità della movimentazione del materiale ferroso lavorato nello stabilimento è da anni oggetto di lamentele da parte dei residenti.

Il tribunale di Udine ha dato moralmente torto al Comune di Tavagnacco, specificando nella sentenza che l’azienda «ha patito le scelte urbanistiche dell’amministrazione»: la Casini, infatti, ha sempre avuto sede in quel luogo e ha visto negli anni modificare l’assetto del territorio circostante con una serie di lottizzazioni «il cui effetto – commenta il consigliere di opposizione Fabris – è stato quello di portare le case sempre più vicino all’attività produttiva».

I problemi acustici rilevati dagli abitanti di via Dolomiti e via Cadore, che avevano fatto la denuncia, non sono messi in discussione, ma la ditta – secondo il giudice Paolo Lauteri – ha fatto quanto possibile per armonizzare la sua azione con le esigenze dei residenti e quindi «non può essere rimproverata per aver emesso rumori che peraltro rientrano nella fisiologia di un’attività praticata ormai da decenni».

Finora la vicinanza tra abitazioni e area produttiva ha suscitato azioni legali e ordinanze di sospensioni lavori, ma la vicenda potrebbe ora chiudersi con questa sentenza («inedita – rileva Fabris –, di solito si cerca il colpevole più diretto») che il giudice così motiva: «Il problema non è la ditta Casini, che ha sempre collaborato con amministrazioni e privati per rendere al meglio il proprio servizio, ma evidentemente un’amministrazione a dir poco miope, che ha rilasciato concessioni edilizie con enorme generosità. Il Comune ha operato la scelta più comoda e superficiale, cercando di scaricare sulla ditta l’onere di individuare la soluzione del problema».

Nella sentenza si sottolinea l’inerzia del Comune «che non ha neanche provveduto a un’adeguata zonizzazione creando, di fatto, una contiguità tra una zona sostanzialmente residenziale e una industriale». «La sentenza – chiude Fabris – evidenzia la correttezza della posizione tenuta da anni dalla minoranza, che aveva già in tempi non sospetti evidenziato gli errori urbanistici fatti e quelli ripetuti nell’ultimo piano regolatore con la concessione di una nuova lottizzazione di 40 mila mq davanti alla Casini e, più in generale, la necessità di ridurre il un milione di mq destinati a nuova edificazione».

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