Soldati italiani uccisi a Kos nel ’43, trovata una delle fosse comuni

Campagna di scavi nell’isola condotta da un colonnello in pensione. I tedeschi passarono per le armi 103 ufficiali della Divisione Regina

UDINE. Fibbie spezzate, medagliette, stellette, bottoni appartenenti a delle giubbe da artigliere, una penna stilografica d’oro assieme a bossoli per pistola, fucile e mitragliatrice tedeschi sono apparsi man mano dalla terra scavata in un appezzamento vicino al mare nell’isola di Kos, nel Dodecaneso.

«Non ci sono dubbi - dice Pietro Giovanni Liuzzi, di Gaeta, colonnello in pensione - questa è una delle tre fosse comuni mai ritrovate dell’eccidio di Kos dove sono stati sepolti 37 dei 103 ufficiali italiani giustiziati dai tedeschi il 6 ottobre 1943».

E si commuove quando dice che ha ripulito un paio di occhiali dalle stanghette d’oro e con un vetro rotto. E’ l’epilogo di una parte dimenticata della nostra storia che vede la luce grazie alla passione e alla testardaggine di questo colonnello che, con l’aiuto di un crowdfunding di 5.200 euro proveniente da una ventina di privati, ha condotto assieme a dei volontari, cinque italiani e venti giovani del luogo, una recente campagna di scavo nell’isola.

La vicenda nasce nel 2005, quando una signora italiana che trascorreva le vacanze a Kos, scrisse una lettera a un quotidiano italiano, denunciando l’oblio in cui era caduta la vicenda della fucilazione di 103 ufficiali italiani appartenenti al X reggimento della Divisione Regina, da parte dei nazisti dopo l’armistizio dell’8 settembre.

Un episodio che è anche uno dei fascicoli tra quelli celati nell’armadio della vergogna. Del caso si è quindi interessato Liuzzi, che stava scrivendo un libro sull’eccidio di Cefalonia e lo ha preso a cuore.

«Di questi 103 ufficiali, 84 non raggiungevano i 26 anni, alcuni appena i 21 - aggiunge Liuzzi, classe 1934 -. In questi anni di ricerche ho conosciuto i loro figli, mogli, nipoti. La “signora Maria” è restata vedova a 20 anni con una bimba di dodici mesi che non ha mai accettato la morte del padre».

Sono stati trovati anche dei resti umani. «Sono parti di femore e di costato. Uno dei volontari, medico chirurgo, ha voluto portarli in Italia per rilevarne il Dna. Sono pochi perché, essendo la fossa vicino ad alcune saline (si è infatti subito riempita d’acqua), è facile che la salinità abbia disciolto le ossa. Per il resto - continua il colonnello -, tutto quello che abbiamo rinvenuto, se non trova il legittimo proprietario fra i discendenti di quei Caduti, verrà riportato a Kos, dove verrà valorizzato nel museo locale».

Già, perché questa è la nota dolente. Liuzzi ha bussato in Italia a tutte le porte, invano, per riuscire a convincere qualcuno a organizzare una campagna di scavi per ritrovare le salme di questi 37 ufficiali.

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