Udine, presi gli hacker che ricattavano i giudici

La banda è stata individuata dalla Polizia postale tra Veneto e Lombardia: mandavano virus nei computer attraverso email

UDINE. La polizia postale di Udine ha individuato gli hacker che nei mesi scorsi hanno reso inutilizzabili migliaia di computer colpendo non solo aziende e società private ma addirittura alcuni terminali del palazzo di giustizia di Udine e di Trieste e alcune strutture periferiche delle forze dell’ordine e uffici comunali della regione.

Si tratta di sette, in gran parte giovanissimi, esperti di informatica che risiedono nelle province di Padova, Vicenza, Bergamo e Milano. Sono accusati dal pm triestino, Lucia Baldovin, di concorso in estorsione e riciclaggio.

Ma anche di accesso abusivo ai sistemi informatici e danneggiamento della rete tramite i virus. Per gli investigatori della Postale sono quelli che hanno diffuso il virus “Cryptolocker” che ha, di volta in volta, intrappolato i dati delle memorie dei computer, anche di uffici istituzionali (tra cui quelli di un pm e di un giudice), attaccati attraverso una e-mail avente come falso mittente un corriere espresso, rendendo così le memorie stesse inaccessibili anche ai più esperti. Per ripristinarle, la banda ha chiesto e in molti casi ottenuto il pagamento di un riscatto.

Il più giovane degli indagati è del 1992, il più vecchio, considerato il capo, ha 40 anni e lavora in un’azienda informatica di Padova. I loro nomi sono stati tenuti riservati, perché sono in corso accertamenti investigativi da parte di molte procure in Italia e di investigatori stranieri.

Da quanto appreso, la banda era collegata con un gruppo estone. Il gip Giorgio Nicoli ha disposto il sequestro preventivo del sito www.coinbit.it. Il provvedimento è scattato qualche giorno fa attraverso il sequestro dei cosiddetti records dei Dsn del sito ed è stato notificato a tutti i gestori nazionali. È scattato il black out. Impossibile collegarsi. Sul video appare la scritta eloquente: «Sito we sottoposto a sequestro preventivo».

Contestualmente gli agenti hanno messo le mani sui soldi ricavati dagli hacker: bottino di quasi 300 mila euro in pochi mesi di ricatti. Ma è probabile che sia stato molto più ingente. Denaro che imprenditori, commercianti e singoli cittadini hanno pagato, attraverso il sistema della cosiddetta moneta virtuale, per ottenere in un farraginoso viaggio nella rete i codici di sblocco dei loro computer. Cosa che avveniva attraverso il sito web www.coinbit.it.

Le indagini sono scattate dopo la denuncia dell’amministratore di una ditta della provincia di Udine. Aveva riferito di aver ricevuto una e-mail di apparente provenienza dalla Sda in effetti contenente un virus che “congelava” tutti i dati del computer impedendone l’accesso ai titolari.

Ma al riavvio del pc una scritta sul monitor informava che tutti i computer della società erano stati oggetto di un attacco e che era possibile acquistare dal sito www.coinbit.it un programma di decrittazione e ripristino dei files cancellati a 299 euro. Denaro che poi è stato pagato tramite bit coin, la moneta virtuale acquistabile nello stesso sito utilizzando la propria carta di credito o il bancomat. Le indagini proseguono a pieno ritmo alla ricerca di altri gruppi di esperti informatici. (c.b.)

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