CoopCa, il bilancio è sempre più in rosso

UDINE. Una voragine. Inevitabile, in queste condizioni. Il consiglio di amministrazione della Cooperativa carnica si prende qualche giorno in più per licenziare il bilancio 2014, ma avverte che il documento sarà pesantissimo, «lacrime e sangue».
Il via libera dovrebbe giungere tra domani e venerdì. Bocche cucite sulle cifre puntuali, ma si annuncia un debito complessiva che sfora i cento milioni di euro. Agli 83 milioni di debito consolidato già scoperchiato dalla richiesta di concordato presentata a novembre, si aggiunge ora un esercizio 2014 che fotografa una perdita per un’altra ventina di milioni.
Numeri impietosi, certo, «ma come tutte le società in liquidazione - chiarisce il consigliere Paolo Rizza -. Dobbiamo fare il nostro dovere con la massima precisione, per questo avevamo chiesto una proroga all’approvazione del documento contabile. I bilanci delle aziende in questi casi sono complessi e richiedono un lavoro minuzioso».
Toccherà poi all’assemblea dei soci, che il consiglio di amministrazione si prepara a convocare a giugno, dare il via libera definitivo al documento, che passerà infine anche ai “raggi x” del commissario giudiziale, la commercialista Fabiola Beltramini.
Assemblea dei soci che si svolgerà attraverso tre adunanze separate in base alle diverse aree geografiche, visto che l’azienda ha punti vendita sia in Friuli Venezia Giulia, sia in Veneto, ma che già si annuncia di fuoco: «I risparmiatori sono su tutte le furie per quanto successo e hanno tutta l’intenzione di far sentire la propria voce e di disconoscere l’operato di questi amministratori» confida un socio prestatore.
Sul bilancio pesano come macigni le voci che comprendono tutte le svalutazioni degli immobili, degli avviamenti dei negozi e del magazzino. E poi ci sono i debiti verso i fornitori e verso gli altri creditori: 26,5 milioni di euro sono solo quelli relativi al prestito sociale di oltre tre mila soci che avevano conferito parte o tutti i loro risparmi in CoopCa usufruendo del prestito sociale e che ora rischiano di rimanere con un pugno di mosche.
Ci sono poi i soci azionisti - 8 milioni di euro il capitale versato anche a fronte delle incentivazioni promosse dall’azienda attraverso i premi sulle quote sottoscritte - per i quali il destino appare segnato: se non ci sono i soldi per rimborsare tutti i creditori, inclusi i prestatori sociali, figurarsi coloro che hanno versato quote sociali.
Senza dimenticare la gestione corrente, che pesa sui conti con gli stipendi dei 650 dipendenti e i costi della struttura. «Non sarà certo questo bilancio - dicono i meglio informati - a spaventare possibili acquirenti», rincorsi in modo febbrile nelle ultime ore da Regione e centrali cooperative. Le carte le hanno già viste tutti, eccome.
Dopo diverse riunioni riservate che sembravano prospettare una conclusione positiva per una possibile acquisizione di alcuni supermercati, all'ultimo anche il gruppo Vega, aderente a all’associazione di Confocooperative, e operante nella grande distribuzione in Friuli e Veneto in partenrship col gruppo Sigma, con i marchi Maxi, si è tirato indietro.
Ora, non resta che tentare il tutto per tutto per provare a rimettere in piedi una cordata di imprese in grado di salvare CoopCa dal fallimento. Negli ultimi giorni si sarebbero susseguiti una serie di incontri tra il presidente del consiglio di amministrazione della cooperativa, Ermano Collinassi, i vertici della Regione che stanno seguendo il caso e il mondo delle coop, anche attraverso le loro organizzazioni di rappresentanza, per trovare una via d’uscita.
Una lotta contro il tempo, ma la fine corsa è vicina. Entro il 10 giugno il commissario giudiziale Beltramini dovrà ricevere nero su bianco le integrazioni al piano concordatario necessarie per proseguire sulla strada della procedura che il tribunale di Udine, nonostante il parere sfavorevole della Procura, ha concesso. Sul tavolo ci sono ancora solo una quindicina di milioni offerti da Coop Nordest, Conad, Despar, Alì e Discount per altrettanti supermercati CoopCa.
Proposte d’acquisto non sufficienti per scongiurare il crac: è ancora lontano, infatti, il traguardo dei 32 milioni, indicato nel piano concordatario che ha incassato l’ok del tribunale come requisito essenziale al soddisfacimento dei creditori privilegiati e dell’intera procedura, oltre che di una quota degli altri creditori inclusi i prestatori sociali.
Ma così, senza nuove offerte e nuovi acquirenti, CoopCa corre veloce verso il baratro. Il rischio è che i creditori che si riuniranno in adunanza il 20 giugno nell’auditorium della Regione in via Sabbadini a Udine, per accendere la luce verde al piano, restino a bocca asciutta. In assenza di nuove soluzioni, l’ammissione al concordato potrebbe decadere anche se va detto che le norme riguardanti il voto dei creditori favorisce una soluzione che metta d’accordo quelli privilegiati viste che le assenze vengono conteggiate come voto favorevole e portare 3 mila persone a Udine appare non facile.
«Stiamo cercando di fare il possibile - spiega Franco Bosio, presidente di Confcooperative Friuli Venezia Giulia - per mettere insieme in extremis una serie di imprese nel tentativo di costituire una newco che possa salvare CoopCa». La speranza è l’ultima a morire.
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