Il Friuli ricorda il 6 maggio del '76, quando il tempo si fermò alle 21.01

GEMONA. Per un po’ di tempo alzare il capo verso il castello in cerca dell’ora è rimasto per i gemonesi un gesto naturale. E doloroso. Un gesto che nemmeno la tragedia consumatasi la notte del 6 maggio aveva potuto scalfire. Non subito almeno.
Per mesi infatti lo sguardo della gente, così legato a quell’orologio e al suo scandire la quotidianità assieme al campanone, aveva continuato a levarsi in cerca del famigliare quadrante, scontrandosi con la torre medievale ferita a morte.
Ci hanno pensato gli anni, passati, a relegare il caro rituale in fondo al cuore dei “vecchi”. Privandone del tutto i giovani, che nati dopo il sisma, quell’orologio, lassù in alto, a dominare l’antico municipio di palazzo Boton, il duomo di Santa Maria Assunta e piazza del Ferro, non l’hanno mai visto.
Ma si rifaranno oggi, mercoledì 6 maggio. Alle 21.01. Nell’ora esatta della scossa che 39 anni fa distrusse il Friuli e tante famiglie. L’ora che cambiò per sempre la storia di questa regione.
L’amministrazione comunale non poteva che scegliere di ripartire da lì. Conclusa la tradizionale messa in suffragio alle vittime, alle 9 e un minuto di stasera l’orologio, illuminato come un tempo, ripartirà infatti assieme ai tradizionali 400 rintocchi in memoria delle vittime suonati dal campanone, che a sua volta ha ritrovato la collocazione originale. Sopra l’orologio, all’interno della torre del castello finalmente ricostruita.
Si tratta tutt’altro che di inezie. Alla comunità viene restituito infatti quanto strappatole dal sisma. Opere materiali sì, come il maniero e la torre, ma anche consuetudini, care all’animo, come i rintocchi del campanone che, alle 22, tornerà a suonare per 10 volte.
Lo farà ogni sera da oggi in poi. Come lo faceva prima del sisma. Suonerà anche a ogni consiglio comunale. Annunciando alla città l’imminente seduta dell’assemblea civica, condividendone pubblicamente l’adunanza con tanti rintocchi quanti sono i consiglieri.
Erano 30 fino al ’76. Sono 20 oggi. «É un pezzo della nostra vecchia, cara Gemona che ci viene restituito – ha detto ieri il sindaco Paolo Urbani, annunciando la rimessa in funzione dell’orologio e del campanone – . Con la ricostruzione della torre che ormai è di fatto ultimata abbiamo potuto ricollocare entrambi i manufatti dove si trovavano prima del tragico evento sismico e dove riprenderanno a scandire il tempo delle nostre serate».
É l’ennesimo tassello che torna al suo posto. Il lotto più lungo e faticoso di ricostruzione dell’antico maniero, quello che ha interessato carceri e torre dell’orologio, ormai praticamente finito. Costato complessivamente circa 7 milioni di euro sarà consegnato nelle prossime settimane, ma resterà chiuso al pubblico che non vi potrà accedere prima di un ulteriore intervento sul cortile.
«Un’opera che realizzeremo con i risparmi messi a segno sull’ultimo lotto pari a circa il 35% della base d’asta. Si tratta di un lavoro delicato, in fase di progettazione da parte della Soprintendenza – ha svelato il primo cittadino -, che dovrà essere effettuato con la massima attenzione sopra gli scavi archeologici realizzati alcuni anni fa. L’obiettivo, disponendo delle risorse, sarebbe quello di riaprire il castello l’anno prossimo, nel quarantennale del sisma, ma per farlo necessitiamo dell’assist, prezioso, anzi, indispensabile della Regione che spero vorrà essere al nostro fianco. Per questo mi rivolgo direttamente alla presidente Debora Serracchiani affinché riconosca questi lavori in castello come straordinari, li tolga dalla morsa del patto di stabilità al pari di quanto fatto per interventi di ricostruzione in altre zone d’Italia colpite da terremoti, garantendoci i necessari spazi finanziari per concludere un’opera che Gemona e il Friuli aspettano da quasi 40 anni».
Il castello della città pedemontana è un simbolo per il Friuli. Simbolo della tragedia prima. Della rinascita poi, che per dirsi completa manca solo di qualche piccolo “dettaglio”, come la sistemazione del ponte di legno lungo la salita Elti-Zignoni, collegamento privilegiato (e da tempo chiuso) tra piazza del Ferro e il maniero.
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