Choc per la maxi-multa: la Domenis sospende la produzione

Sono a casa ormai da una settimana i 14 lavoratori della distilleria Domenis di Cividale. A casa in attesa di capire quale sarà il loro destino

CIVIDALE. Sono a casa ormai da una settimana i 14 lavoratori della distilleria Domenis di Cividale. A casa in attesa di capire quale sarà il loro destino. Quale il destino della storica insegna produttrice di grappe dopo aver perso in Corte di Cassazione la lunga battaglia sulle accise non versate per l’alcol esportato in Estonia e Lettonia che all’azienda costerà – così ha imposto la Suprema Corte – il pagamento di oltre 10 milioni di euro all’Agenzia delle dogane.

«Effetto della sentenza – ha fatto sapere ieri Ingrid Peres di Flai Cgil – è la sospensione di ogni lavorazione in azienda e la conseguente inattività dei lavoratori che da una settimana sono a casa, coperti dal contratto di solidarietà che però ha i giorni contati: scadrà il prossimo 16 aprile».

La situazione desta non poche preoccupazioni nel sindacato che teme il peggiore dei finali per la distilleria. La delicata situazione in cui versa Domenis è stata oggetto ieri di un tavolo in Confapi di cui Peres si prepara a relazionare oggi ai lavoratori. Novità? «Poche. I vertici dell’impresa ci hanno assicurato che stanno studiando assieme ai legali ogni possibile via d’uscita – ha riferito la sindacalista – . Le strade sostanzialmente sono due: l’impugnazione o in alternativa il fallimento. Siamo rimasti d’accordo che ci terremo aggiornati quasi quotidianamente, anche perché abbiamo l’esigenza di capire come far fronte alla prossima scadenza della solidarietà».

Domenis pagherà 10 milioni alle Dogane

Il rammarico per la sentenza che rischia di cancellare un’azienda forte di oltre cento anni di storia – Domenis affonda infatti le sue radici nel lontano 1898 – , è grande e Peres non lo nasconde. Anche alla luce dei positivi risultati messi a segno in questi anni di crisi. «Negli ultimi quattro in particolare – afferma la sindacalista – la distilleria è stata in grado di conservare la sua fetta di mercato, di garantire l’occupazione e la stabilità aziendale. Fino al 2013 i cali di produzione sono stati gestiti con la cassa ordinaria, da aprile 2014 abbiamo attivato il contratto di solidarietà in attesa della ripresa e anche dell’ultima parola della Corte di Cassazione».

Una sentenza arrivata dopo una “via crucis” giudiziaria durata quasi 20 anni. Destabilizzante per la forza lavoro che oggi, riunita in assemblea, di fronte a una situazione di profonda incertezza darà voce tutte le sue preoccupazioni.

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