Un terzo dei Comuni è contrario alle mini-Province

In 50 ricorrono al Tar, altri 20 chiedono di cambiare confini o rinviare le scelte. Nei prossimi giorni attese nuove adesioni. «La giunta sospenda la legge»

UDINE. Una riforma che divide e che rompe trasversalmente i municipi del Friuli Venezia Giulia. La legge è quella che istituisce le Unioni tra Comuni contro la quale continua la chiamata alle armi da parte degli amministratori locali. I sindaci che hanno deciso d’impugnare la norma si fanno di giorno in giorno più numerosi.

La class action ha centrato ormai la soglia psicologica delle 50 adesioni: un quarto dei Comuni del Friuli Venezia Giulia è dunque sceso in campo contro la norma con delibere da parte delle rispettive giunte. Pronto a chiedere l’intervento della magistratura contro una legge ritenuta in più passaggi incostituzionale. E’ forse la faglia più vigorosa tra quelle che stanno squassando la regione, ma non è l’unica.

Accanto agli amministratori che hanno deciso di rifarsi alla magistratura, ce ne sono altri che con la legge stanno facendo i conti, chi chiedendo di saltare da un’unione territoriale a un’altra, chi spostando sulla cartina i confini come in una strategia bellica, chi, ancora, valutando l’ipotesi di chiamarsi fuori. Di restare solo.

L’effetto, a meno di 2 settimane dal 20 aprile, data limite per comunicare alla Regione eventuali modifiche rispetto alla proposta contenuta nel piano di riordino territoriale, è un terremoto vero e proprio. Un sisma con cui l’amministrazione regionale dovrà misurarsi, tentando di far sintesi tra le tante faglie in movimento. Non sarà semplice perché già oggi, solo considerando le prese di posizione deliberate o ufficiali, un terzo dei Comuni non condivide l’impostazione data dalla giunta.

Il ricorso

A oggi l’hanno deliberato in 50 amministrazioni comunali. Civiche e di centrodestra per lo più. Altre potrebbero aggiungersene da qui al 10 aprile.

Dead line per aggregarsi alla pattuglia dei ricorrenti che a ruota, entro i 10 giorni successivi, dovranno procedere inderogabilmente al deposito del ricorso. «Il risultato della chiamata alle armi sta superando le migliori aspettative», ha detto ieri Mauro Zanin, sindaco di Talmassons, rifacendosi allo spirito che animò la ricostruzione post terremoto del Friuli: «Dopo il 6 maggio 1976 gli amministratori fecero squadra per rimettere in piedi i paesi, noi oggi con lo stesso spirito tentiamo di difenderli. Con il ricorso, ma non solo. Quel che va sottolineato è infatti che per tanti Comuni pronti ad adire alle vie legali, ce ne sono altrettanti che in forme diverse stanno manifestando la propria insoddisfazione. Di fronte a uno scenario simile un legislatore che si voglia avveduto avrebbe il dovere morale di fermarsi».

Spostamenti e fuoriuscite

Sono le due possibilità che la norma garantisce rispetto alla proposta di perimetrazione delle 17 future Unioni territoriali intercomunali. Finestre utilizzate fin qui da 14 enti locali. Tanti infatti hanno deliberato di spostarsi, generalmente in virtù di legami socio-economici preesistenti.

Partendo dalla Destra Tagliamento, Spilimbergo e San Giorgio della Richinvelda hanno optato per spostarsi con l’Unione della Destra Tagliamento (San Vito), Zoppola con l’Unione del Noncello (Pordenone); Sagrado, passando alla provincia di Gorizia, ha chiesto di saltare nell’Uti Basso Isontino (Monfalcone); in provincia di Udine Torviscosa si accinge a deliberare l’opzione per l’Uti della bassa friulana orientale (Cervignano), Reana del Rojale e Tricesimo hanno già approvato il passaggio all’Uti di Udine, mentre l’intera pedemontana friulana - Venzone, Bordano, Trasaghis, Gemona, Montenars e Artegna - stanno approvando un atto anomalo rispetto al dettato normativo perché chiede l’inserimento dei rispettivi Comuni non a una, bensì a due Uti: Collinare e Torre. Restano per ora solo ipotesi quelle avanzate da Buja e Lignano, Comuni che stanno invece valutando la possibilità di chiamarsi fuori dalle Unioni cui la proposta di perimetrazione li ha assegnati. Con tutte le conseguenze del caso. Leggi: il rischio di vedersi decurtati i contributi.

Gli altri

Vale a dire i Comuni che non si sono ancora pronunciati in via definitiva. O che hanno scelto strade alternative sia al ricorso che agli spostamenti. Percorsi dunque oltre la norma di cui Gorizia, ad esempio, ha chiesto il rinvio. Grado e Lignano stanno ragionando sull’ipotesi di proporre alla giunta Serracchiani una deroga per la creazione di un’Uti autonoma, in virtù della loro specificità di Comuni turistici. Deroga che chiedono dall’inizio anche gli enti locali di Tarvisiano, Val Canale e Canal del Ferro per dar forma a un’Unione autonoma.

Di ipotesi è un continuo fiorire, mentre pare solo questione di tempo la formalizzazione degli ultimi spostamenti. Annunciati in più sedi ma non ancora deliberati. Ci stanno pensando infatti Pagnacco, che guarda alla Collinare, Magnano in Riviera, vicino all’Uti Alto Friuli Orientale, Pavia di Udine, intenzionata al salto nell’Unione del Natisone, Fontanafredda sempre più vicina all’Unione del Noncello, dove punta ad entrare anche Fiume Veneto, ma in subordine all’ipotesi di una grande Uti provinciale, orizzonte che fa breccia in diversi amministratori della Destra Tagliamento. Una ipotesi, quest’ultima, che ha spaccato anche il Pd, partito dei maggioranza, diviso tra le opposte fazioni.

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