Per la prima volta in un bunker della Guerra fredda

L’Agenzia del Demanio concederà alla Provincia di Gorizia l’utilizzo di un bunker militare che si trova sul monte Skofnik, nelle vicinanze dell’abitato di Cotici, in Comune di a Savogna. Una fortificazione come ce ne sono tante sul Carso: basta addentrarsi nelle campagne tra Lucinico e Farra per scoprire decine di costruzioni simile, ormai inutilizzate e celate dalla vegetazione che, dopo tanti anni di oblio, le ha completamente coperte. Questo bunker però non risale al Secondo conflitto mondiale: fu costruito nel 1968 in piena Guerra fredda. E ora, per la prima volta, sarà visitabile grazie una convenzione tra Agenzia del Demanio e Provincia di Gorizia. L’accordo tra il presidente Enrico Gherghetta, l’assessore Donatella Gironcoli e alcuni rappresentanti dell’Agenzia del Demanio e del Comitato Fanteria d’arresto sarà firmato nei prossimi giorni e, per una spesa simbolica di 247 euro all’anno, concederà il bunker per 6 anni all’ente guidato da Gherghetta, che a sua volta lo darà in gestione gratuita al Comitato della Fanteria d’arresto. Quest’ultimo avrà il compito di metterlo in sicurezza e di provvedere alla sua manutenzione, al ripristino dei portelloni d’ingresso, attualmente saldati, al loro restauro funzionale e alla riverniciatura. Il Comitato dovrà inoltre installare quanto necessario a interdire l’accesso non autorizzato al manufatto, conservare e rimettere in sesto le strutture esterne, restaurare i locali interni e ripristinare l’impianto elettrico. Ci vorrà del tempo - almeno sei mesi - per portare a termine i lavori. Ma ne sarà valsa la pena: i visitatori - che sicuramente saranno tantissimi, provenienti da tutta la regione e oltre - potranno immergersi nel clima della Guerra fredda che i nostri territori, cerniera tra occidente e mondo sovietico, ha vissuto in prima battuta.
Grande entusiasmo per l’iniziativa, ovviamente, da parte del presidente della Provincia di Gorizia, Enrico Gherghetta: «Nessun civile era mai entrato in queste strutture. Fra qualche settimana, invece, sarà finalmente possibile. Questa è un’opera che, come tante simili e sparse sul nostro territorio, risale agli anni Sessanta - continua Gherghetta -, ma in stato di abbandono da più di vent’anni. Con l’accordo tra Provincia e Demanio e con la preziosa collaborazione del Comitato della Fanteria d’arresto, riusciremo a salvaguardare e a conservare questi manufatti che hanno contribuito a scrivere la storia d’Italia, rendendoli accessibili ai nostri cittadini, ma anche ai tanti turisti che visiteranno l’Isontino».
Da un punto di vista tecnico, tali bunker, con annesse cupole corazzate, rappresentano l’eccellenza progettuale e costruttiva della nostra Italia degli anni Sessanta, nonché la testimonianza storica di quel difficile periodo caratterizzato da due blocchi contrapposti per ideologia politica e militare che produssero la Guerra fredda. Le postazioni fortificate situate in ambiente carsico, grazie all’accurato mascheramento originario e al naturale apporto della flora nel corso degli anni, si sono ottimamente integrate nel paesaggio rendendo la loro presenza curiosa documentazione del passaggio dell’uomo, condividendo gli stessi luoghi con innumerevoli manufatti della Prima guerra mondiale.
Christian Seu
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