Armi in casa, arriva la stangata per 30 mila detentori in Friuli

UDINE. Qualcuno nemmeno sa di averle più in casa, eppure tutti i detentori di armi – dovrebbero essere almeno 30 mila in provincia di Udine – devono prepararsi a pagare 100 euro per presentare alla Questura, al Commissariato o alla stazione dei carabinieri del comune di residenza la certificazione medica dell’idoneità psicofisica alla detenzione.
E non parliamo solo di pistole o di fucili, ma anche di sciabole, spade o pugnali.
Il riferimento normativo non è nuovissimo, si tratta del decreto legislativo che risale al settembre del 2013, eppure, pochi vi hanno provveduto, non più del 20 per cento. E alcuni, piuttosto che pagare preferiscono consegnare le armi, in alcuni casi vecchie e non funzionanti, alle forze dell’ordine.
A illustrare i termini dell’adempimento è il questore Claudio Cracovia: «Il decreto legislativo si è prefisso una revisione dei requisiti psicofisici di tutti i detentori di armi e ha dato mandato alle questure di provvedervi. Il provvedimento non riguarda coloro che hanno il porto d’armi e che già sono sottoposti a una revisione periodica – sottolinea il questore – quanto coloro che ne hanno la mera detenzione, l’obiettivo è evitare possibili tragedie laddove il soggetto che detiene le armi non presenti più i requisiti fisici o psichici per farlo in tutta sicurezza».
La Questura ha sensibilizzato la popolazione sulla necessità di provvedere e di farlo in tempi brevi visto che la scadenza si avvicina a grandi passi. Chi non provvederà in tempo, come ha spiegato il questore, verrà raggiunto da una diffida a consegnare la certificazione richiesta entro e non oltre 30 giorni, trascorso inutilmente tale termine tutte le armi verranno ritirate.
«Solo nel comune di Udine stimiamo che vi siano cinquemila dententori – riassume la responsabile della Polizia amministrativa e sociale della Questura, Graziella Colasanto – se poi si pensa che ciascuno può detenere fino a tre armi corte, sei a uso caccia e un numero illimitato di armi a uso sportivo si comprende come i numeri siano rilevanti».
A fronte di un ridottissimo contingente di persone che ha già consegnato la certificazione prevista dalle norme, vi sono stati duecento versamenti, in altre parole detentori, vedove ed eredi soprattutto, che hanno preferito consegnare le armi alla Questura, ai Commissariati o alle sedi dei carabinieri piuttosto che sottoporsi a una nuova trafila burocratica che rischia di diventare periodica, l’obbligo infatti potrebbe essere riproposto ogni sei anni.
E' necessario prima rivolgersi al proprio medico di base, ulteriore certificazione dovrà essere rilasciata dal settore medico legale delle Asl, da un medico militare della Polizia di Stato o dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco e deve attestare che il richiedente non sia affetto da malattie mentali o vizi che ne diminuiscano anche temporaneamente la capacità di intendere e di volere o non risulti assumere anche occasionalmente sostanze stupefacenti e psicotrope o abusare di alcol, sono esenti dall’obbligo coloro che nei sei anni antecedenti l’entrata in vigore del decreto abbiano già prodotto il certificato in sede di richiesta di una licenza di porto d’armi o di un nulla osta di acquisto d’armi.
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