Torviscosa riparte dalla lavorazione del cloro

Dopo tante traversie Torviscosa torna a credere nel suo grande potenziale. Dal quel 2008 nero che vide il sequestro dello storico impianto a cloro-soda, la dura risalita del sito chimico dovrebbe infatti giungere a compimento quest’anno.
E’ infatti prevista per la fine del 2015, al più per i primi mesi dell’anno venturo la realizzazione dell’impianto a membrane di ultima generazione - 40 milioni di euro l’ammontare dell’investimento messo in campo da Halo industries, newco partecipata dalla stessa Caffaro Industrie assieme a Braco e Friulia - che permetterà di completare la filiera produttiva in seno al gruppo Bertolini, rioccupando alcune unità di personale oggi a casa in mobilità. Non solo. Sarà motivo di attrazione per nuove aziende e quindi promessa di ulteriori, positive ricadute occupazionali.
Oggi a Torviscosa convivono quattro realtà: la Caffaro industrie, che ha rilevato gli impianti di chimica fine dell’ex Caffaro, la Bracco, produttrice di mezzi di contrasto evoluti, Serichim (servizi chimici) e la Lavanderia Adriatica. Quattro aziende capaci di dare lavoro complessivamente a poco meno di 400 persone. Niente a che vedere con il periodo d’oro del sito di Torviscosa: negli anni ’60 gli occupati in questo “distretto della chimica” erano ben 5 mila.
«Il declino è figlio di crisi e ristrutturazioni aziendali operate nel tempo, fino all’apice del 2008, quando è stato posto sotto sequestro lo storico impianto a clorosoda», ricorda Augusto Salvador, segretario di Femca Cisl Fvg. Allora in Caffaro lavoravano 370 persone, rimaste di punto in bianco a casa.
«Fortunatamente, la vicinanza della Regione e la rapidità dell’azione commissariale ci hanno aiutato a venirne fuori in tempi brevi – continua Salvador -. Già nel 2009 sono stati riavviati, dopo l’assegnazione di Caffaro al gruppo Bertolini, gli impianti di chimica fine e cloroparaffine dove sono state ricollocate 137 persone (divenute ora 150), mentre oggi assistiamo all’avvio dei lavori di costruzione del nuovo impianto a clorosoda che riassorbirà parte delle 40 maestranze a casa mobilità. Se ciò è stato possibile – tiene a sottolineare il cislino - lo dobbiamo all’azione determinante del commissario, ma anche alla disponibilità del gruppo Bertolini, che di fronte alla necessità di approvvigionarsi del cloro all’estero, con conseguenti aggravi dei costi d’impresa, non si è tirato indietro».
Con il completamento del nuovo impianto si potrà dire terminato il rilancio del sito produttivo dopo questi travagliati anni. Il cloro-soda è infatti essenziale non solo all’approvvigionamento di Caffaro industrie. A sentire il sindacato è anche premessa irrinunciabile per attirare in loco nuovi investimenti. Spiega Salvador: «L’impianto richiamerà infatti le seconde lavorazioni del cloro, così come le aziende di gas criogenici che a Torviscosa troveranno l’elemento essenziale alle nuove auto ibride: l’idrogeno».
Ma nel sito della “bassa” non c’è solo la “nuova” Caffaro. Ci sono anche altre aziende che hanno retto alla burrasca del 2008 e che oggi danno lavoro rispettivamente a 135, 23 e 80 persone circa. Si tratta di Braco, Serichim e Lavanderia adriatica. La prima è stata decisiva nell’ambito della vertenza Caffaro. Ha infatti assorbito alcune delle maestranze ed è oggi è uno dei protagonisti del polo chimico di Torviscosa.
La seconda è il fiore all’occhiello del polo: è infatti in grado di industrializzare tutte le innovazioni in tema di molecole, di catalizzatori alle imprese che non possono provvedere alla ricerca da sé. Infine Lavanderia Adriatica, irrinunciabile serbatoio di occupazione femminile. In questi anni ha dato corso a una diversificazione che ha ampliato il suo core business a servizi di catering e allestimenti.
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